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Paul Valéry

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10 Genova. Una città dalla storia luminosa, gloria d'Italia, patria di Colombo, di Mazzini, eminenti pedine del grande e misterioso gioco universale. Più volte questa città aveva assistito ad importanti eventi che avrebbero influito in modo decisivo sulla storia umana. Nessuno potrà negare che alla formazione della nostra storia partecipino tutti gli uomini della terra, e direi ancor meglio, tutti gli esseri viventi e non viventi che influenzano la nostra condotta e le nostre riflessioni, ma tocca a pochi privilegiati fissarne i caratteri con inchiostro indelebile e necessario. Non si può negare il legame che intercorre fra individuo e individuo, fra essere vivente e pura materia. Quale influsso eserciti su un uomo la visione esterna delle cose è risaputo: anche la cosa più insignificante può rivelare una nuova via intravista inconsciamente; il passaggio dal buio meditativo, pieno di contraddizioni, di promesse e di inadempimenti, alla luce cosciente e senza contraddizione d'una sfera superiore donde si apre una sola via: la via all'Essere, all'Io Supremo. Notte dal 4 al 5 ottobre 1892. Fuori infuriavano gli elementi. L'uragano e la burrasca erano i soli dominatori delle case, delle vie di Genova. In quegli stessi momenti in una di quelle vie, in una di quelle case una tempesta ben più violenta si abbatteva sull'animo di Paul Valéry. Sin dalla più tenera infanzia Paul Valéry lasciava ogni anno la sua città natale per andare a trascorrere una stagione a Genova, presso una zia, sorella della madre. La madre, Alessandrina Grassi, che tutti chiamavano familiarmente Fanny, era una donna amabile e molto affezionata al figlio. Apparteneva ad un'antica famiglia italiana che ebbe un arcivescovo di Milano nel XVII secolo, il cardinale Federico Visconti. Il nonno materno di Paul, Giulio Grassi, precursore dell'unità italiana, ostile all'Austria, finì la sua vita console d'Italia a Sète. Il bisnonno Jules-Dominique-Constantin Grassi aveva combattuto con le armate napoleoniche nel 1814 ed era stato ferito davanti a Troyes in Champagne. A Sète, Alessandrina conobbe Bartolomeo Valéry, controllore generale delle dogane, nato a Bastia, e che sposò nel 1861. Egli discendeva da una famiglia corsa il cui nome era Valeri, francesizzato in Valéry. Dalle sue vacanze a Genova con la madre, dai bagni di Nervi con la zia, sposata Cabella, il Valéry ricavò grande nutrimento per la sua anima. Confessò una volta a Valéry Larbaud cui dedicò "Gênes, ville de chats. Coins noirs": "Ces impressions de soleil familier et d'eau mordante, de vie consumée à demi-nu, de temps ardemment perdu, longtemps sont demeurées en moi à l'état de resource et d'idéal".11)

Anteprima della Tesi di Pietro Nigro

Anteprima della tesi: Paul Valéry, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia e commercio

Autore: Pietro Nigro Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

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