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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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6 sofferenza. La condizione fondamentale è che gli altri siano rappresentati come individui dotati di singolarità, e mai come masse anonime indifferenziate. Ho quindi brevemente analizzato come le guerre siano cambiate nel corso del Novecento e come, in parallelo, sia mutato il modo di considerare il nemico. Sia per motivi ideologici che legati allo sviluppo di nuove tecnologie belliche, i civili sono sempre più coinvolti nei conflitti e la guerra non può più essere interpretata come scontro regolato tra Stati, per il raggiungimento di fini razionali. Nelle nuove guerre l’Altro è individuato su base etnica, spesso a partire da una costruzione recente e incerta di queste identità. L’identità dell’Altro è sempre stata delineata in opposizione all’identità dell’Uno e la spersonalizzazione del nemico ha contribuito a rendere possibili i peggiori massacri della storia. Dalla fine della Guerra fredda, i Paesi occidentali sono stati sempre più spesso coinvolti in guerre “per fini umanitari”. Ciò ha evidentemente comportato la necessità di individuare in modo nuovo il nemico: si combatte contro dittatori violenti, diabolici, pazzi, e il popolo non solo non è ostile, ma è la prima vittima dei propri governanti e deve essere aiutato. Attraverso l’analisi delle edizioni del Corriere della Sera e del Foglio dal 12 settembre 2001 al 31 gennaio 2002, ho messo in luce come è stato costruito il racconto di guerra: motivi, nemici, obiettivi. Iniziata per vendicare/fare giustizia degli attentati al World Trade Center e al Pentagono e difendere la libertà occidentale da Osama bin Laden, dal terrorismo e forse dall’Islam, Enduring freedom è diventata anche una guerra umanitaria, di liberazione del popolo afgano oppresso dai talebani terroristi. I giornalisti hanno parlato di talebani, profughi, donne, vittime che spesso non potevano vedere direttamente: la massa anonima e la dimensione simbolica del racconto hanno prevalso sul tentativo di raccontare le storie della gente e l’identità (spesso stereotipata) del gruppo ha annullato quella individuale. Ho poi analizzato come la guerra è stata raccontata da alcune organizzazioni umanitarie, mettendone in luce il ruolo di agenti di controinformazione, spesso critici nei confronti dei media e della retorica (e dell’azione) umanitaria militare. In particolare ho evidenziato la ridefinizione totale del racconto che deriva dall’assumere il punto di vista della gente e il tentativo costante di personalizzare il racconto. La massa anonima è rifiutata, i casi singoli sono protagonisti e, di fronte alla sofferenza, l’identità di gruppo delle persone diventa irrilevante.
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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Buselli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Enrico Menduni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 390

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Parole chiave

afghanistan
diritti umani
guerra umanitaria
intervento umanitario
media e guerra
organizzazioni non governative
spettacolo del dolore

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