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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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9 mai verificate. Le tecnologie della libera informazione non sembrano quindi essere bastate a contrastare la crescente “virtualità” delle guerre e delle vittime civili. “Le comunicazioni moderne stanno rendendo più facile per un giornalista passare le sue informazioni, con o senza approvazione, e più difficile per qualsiasi autorità controllare il passaggio di informazione, o anche sapere che viene trasmessa”, disse il Ministro della Difesa britannico all’indomani della guerra delle Falkland-Malvinas, il primo conflitto invisibile dell’era televisiva. La convinzione che sia ormai impossibile controllare e tanto meno frenare il libero e anarchico flusso delle informazioni deriva forse da un certo determinismo tecnologico (la possibilità di accedere alle informazioni e alle tecnologie in grado di trasmetterle sarebbero condizioni sufficienti affinché le notizie vengano di fatto diffuse nelle sfera pubblica e rese accessibili per tutti) e dall’ingenua convinzione che i mezzi tecnici di riproduzione di immagini e suoni siano in grado di darci una visione totale, oggettiva e trasparente degli eventi 1 . A queste speranze risponde negativamente Mimmo Candito, reporter di guerra, che sostiene: “Oggi le tecnologie elettroniche consentono una libertà d’azione che nessun vecchio corrispondente poteva immaginare; però mai lo scarto tra potenzialità tecnologica e controllo dell’informazione è stato tanto ampio, drammatico.” 2 Strumenti di comunicazione tecnologicamente avanzati fanno ormai obbligatoriamente parte del bagaglio di ogni reporter di guerra e sono in corso ricerche universitarie sperimentali 3 per costruire il cyber-reporter del terzo millennio: un giornalista in grado 1 L’illusione della neutralità e della “trasparenza” degli strumenti tecnici di riproduzione della realtà (soprattutto gli apparati di riproduzione delle immagini) è nata con l’invenzione della macchina fotografica. Questo tema e le sue implicazione per l’informazione in tempo di guerra saranno discussi al capitolo 2. 2 Candito, Mimmo, I reporter di guerra. Storia di un giornalismo difficile da Hemingway a Internet, Baldini & Castaldi, Milano, 2002, p. 15. 3 I professori John Pavlik e Steven Feiner della scuola di giornalismo della Columbia University di New York sono a capo di un progetto di ricerca per costruire la Mobile Journalistic Workstation (Mjw), un computer contenuto in un grande zaino, a cui “sono attaccati vari strumenti: un modem per il collegamento con Internet e con la redazione, un pc che il reporter terrà in mano per scriverci appunti e note, un’antenna gps per la localizzazione dell’inviato, una cuffia e un microfono per ascoltare i documenti sonori e dialogare con la redazione, una microcamera piazzata dietro la testa per inviare immagini direttamente alla redazione o allo studio televisivo, e infine un paio di occhiali-schermo a cristalli liquidi per far scorrere nel campo visivo (e sovrapposte a questo) tutte le informazioni di testo o di immagini che il giornalista possa richiedere a Internet o al computer di redazione.” Candito, Mimmo, op. cit., p. 549.
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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Buselli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: EnricoMenduni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 390

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Parole chiave

afghanistan
diritti umani
guerra umanitaria
intervento umanitario
media e guerra
organizzazioni non governative
spettacolo del dolore

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