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La società europea

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12 Tale sentenza, che lega la nazionalità di una società al requisito formale del luogo di incorporazione, può aprire la strada al riconoscimento della mobilità delle società nella Comunità 27 . Quanto alle società costituite in un Paese esterno alla CE, esse potranno costituire agenzie, filiali o succursali nella Comunità solo in quanto si tratti di una società già stabilita sul territorio di uno Stato membro. La società straniera dovrà pertanto costituire in Europa una società con la sede sociale o l’amministrazione centrale o il centro di attività principale nella Comunità che sarà equiparata ai fini del diritto di stabilimento alle persone fisiche aventi la cittadinanza degli Stati membri, solo se la sua attività presenta un legame effettivo e continuo con l’economia di uno Stato membro 28 . aventi scopo di lucro sono riconosciuti in qualsiasi ordinamento nazionale comunitario, perché sempre valutati attraverso un riferimento a quell’ordinamento comunitario reputato competente, proprio in quanto creatore di quel valore. (Corte giust. CE, 9 marzo 1999, causa C 212/97, Centros Ltd v. Erhvervs-og Selskabsstyrelsen, in Racc. 99, p. 639). 27 EDWARDS V., EC Company Law, Oxford, 1999, p. 237 ss. 28 A riguardo vale la pena richiamare l’importante sentenza della Corte di giustizia CE, X AB e Y AB c. Riksskatteverket, causa C 200/98 del 18 novembre 1999, in Racc. 00, p. 476. La sentenza in commento ha per oggetto l’interpretazione degli articoli del Trattato CE relativi al diritto di stabilimento. La Corte è chiamata ad accertare se tali disposizioni consentano a uno Stato membro di concedere delle agevolazioni fiscali per i trasferimenti finanziari effettuati all’interno di uno stesso gruppo con le limitazioni collegate alla localizzazione delle società interessate che sono previste nella vigente legislazione fiscale svedese. Secondo questa legislazione vengono concesse agevolazioni fiscali per i conferimenti di una società per azioni svedese ad un’altra società per azioni, parimenti svedese e completamente controllata dalla prima, oppure ad una società anche completamente controllata dalla prima ma non in modo esclusivo bensì unitamente ad una o più consociate svedesi a loro volta controllate dalla prima società. Lo stesso trattamento fiscale di favore trova applicazione anche quando una o più delle società integralmente controllate siano straniere ma abbiano sede in un unico Stato membro e la Svezia abbia concluso con tale Stato una convenzione contro la doppia imposizione nella quale figuri una clausola di non discriminazione. Le stesse agevolazioni non vengono invece concesse per i conferimenti intragruppo quando la capogruppo svedese abbia la proprietà della società destinataria dei conferimenti unitamente ad una o più consociate straniere integralmente controllate, aventi sede in Stati membri diversi con i quali la Svezia abbia concluso convenzioni contro la doppia imposizione con clausola di non discriminazione. A questa terza ipotesi fa riferimento il quesito pregiudiziale. Il giudice nazionale vuol sapere infatti se le disposizioni del Trattato relative al diritto di stabilimento siano di ostacolo a norme nazionali le quali, per i soli trasferimenti finanziari intragruppo presi in considerazione in questa ter- za ipotesi, escludano la concessione delle agevolazioni fiscali. La Corte ha risposto in senso affermativo al quesito. Essa è giunta a questa conclusione osservando che le disposizioni del Trattato in materia di diritto di stabilimento hanno non solo lo scopo di assicurare il beneficio della disciplina nazionale dello Stato membro

Anteprima della Tesi di Andrea Litti

Anteprima della tesi: La società europea, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Litti Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

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