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La società europea

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14 Con l’articolo 95 CE (già art. 100 A) 30 , introdotto dall’Atto Unico Europeo del 1986, sul piano formale la denominazione dell’istituto cambiava da società per azioni europea a società europea. Quella appena esposta è la vera ratio della scelta, dal momento che l’articolo 95 CE (già art. 100 A), se da un lato consente al Consiglio di adottare le misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato, dall’altro lato non trova applicazione in relazione alle disposizioni fiscali, a quelle inerenti la libera circolazione delle persone e soprattutto a quelle relative ai diritti e agli interessi dei lavoratori dipendenti. Si spiega, così, il fatto che la Commissione abbia considerato le norme sulla partecipazione dei lavoratori come oggetto di una separata proposta di direttiva, la quale facesse parte integrante dello statuto della Società europea. Per quanto riguarda l’articolo 95 CE (già art. 100 A), le critiche sottolineano che esso autorizzerebbe il ravvicinamento delle legislazioni nazionali ma non la creazione di nuove regole sopranazionali e inoltre che l’inclusione di una norma in materia 30 Ai sensi dell’art. 95 CE (già art. 100 A), il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, in cooperazione con il Parlamento europeo e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adotta le misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno. La norma, ampiamente modificata dal Trattato di Amsterdam del 1997, soprattutto con riferimento alla disciplina derogatoria, era stata introdotta dall’Atto Unico Europeo, aperto alla firma, a Lussemburgo, il 17 febbraio 1987 ed entrato in vigore il 10 luglio dello stesso anno. Essa ha fornito un decisivo impulso all’armonizzazione delle discipline nazionali nel quadro dell’instaurazione del mercato interno prefigurata dal Libro bianco della Commissione del 1985. Sempre ai sensi dell’art. 95 il Consiglio delibera con il quorum della maggioranza qualificata e secondo la procedura di codecisione, di cui all’art. 251 CE. Tale procedimento comporta due rilevanti conseguenze; per un verso, gli Stati perdono la garanzia del voto all’unanimità per bloccare iniziative di armonizzazione; per altro verso, il ruolo del Parlamento europeo diviene ben più significativo nell’elaborazione del contenuto della misura armonizzatrice.

Anteprima della Tesi di Andrea Litti

Anteprima della tesi: La società europea, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Litti Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

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