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Chi conosce il domani? Il mondo Igbo attraverso Chinua Achebe

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10 coltivazione dell’igname, grosso tubero simile alla patata dolce americana, e fondamento della vita quotidiana e sociale della comunità. Infatti, la festa della semina degli ignami (Festa dei Nuovi Ignami 5 ) segna anche l’inizio dell’anno nuovo; l’importanza dell’igname è riscontrabile anche in un altro mito della creazione dell’uomo, secondo cui Chukwu, l’Essere Supremo, avrebbe piantato l’igname nella foresta e poi, una volta cresciuto, lo avrebbe ridotto a pezzetti, comandando loro di crescere e moltiplicarsi: tutti quei pezzetti di igname divennero poi uomini. Gli Igbo quindi sono dediti all’agricoltura, meno all’allevamento (domesticando capre, pecore, polli – quest’ultimi utilizzati per sacrifici e offerte agli antenati – , e raramente bovini), sebbene il luogo fosse popolato, più in passato che oggi, da numerose specie di animali di grossa taglia, ma anche serpenti, insetti (ritroviamo le locuste nel romanzo di Achebe), e tartarughe. Del resto, questa abbondanza di animali è anche riscontrabile nei racconti e fiabe tradizionali degli Igbo, che spesso vedono come protagonisti uccelli, serpenti e la tartaruga, considerata “re degli animali” 6 . Gli Igbo hanno poi una solida tradizione di commerci alle spalle, solitamente intessuti con le etnie confinanti gli odierni Nigeria e Camerun (solo in tempi recenti il commercio si è esteso anche al di fuori della Nigeria, e della stessa Africa, venendo a contatto con i mercanti europei); gli Igbo scambiavano prodotti di palma, noci di cola (Cola acuminata 7 ) e cocco con bovini, manufatti o semplicemente cauri (Cypraea moneta), la “moneta” di scambio degli Igbo, usata ancora all’inizio del XX secolo. Inoltre, importante ricordare che gli Igbo, dopo che la tratta degli schiavi fu dichiarata illegale, riuscirono a sopravvivere in quanto adattarono il proprio commercio alla nuova, legale, richiesta occidentale di olio di palma: per questo, i fiumi nel delta del Niger vennero denominati come i “fiumi dell’olio”. 5 Questa festa rappresenta l’inzio del nuovo anno, il Capodanno igbo, in cui il mondo si ricostituisce, si fonda nuovamente, ma conservandosi e preservandosi, «contro il rischio di disgregazione ad opera di forze settoriali e centrifughe». Per questo, i vecchi ignami dell’anno passato vanno bruciati, e si seminano nuovi ignami che rappresentano il nuovo, il futuro. A riguardo, cfr. LATERNANI, VITTORIO, La grande festa. Vita rituale e sistemi di produzione nelle società tradizionali, Dedalo, Bari, 2004, p. 396. 6 Cfr. la raccolta di fiabe igbo di Ben Amushie: BEN AMUSHIE, La tartaruga re degli animali e altre favole igbo della Nigeria, EMI, Bologna, 1995. 7 La noce di cola è fondamentale, oltre che per i momenti di solidarietà e ospitalità, per le pratiche rituali degli Igbo, in quanto essa è strumento per ottenere risposte sul futuro dal mondo soprannaturale: il rito prevede lo spezzare della cola in spicchi, quindi la riunione di questi, poi nuovamente l’apertura, in un gesto che significa allo stesso tempo unità del gruppo e accettazione delle possibilità del futuro. Quindi, gli spicchi vengono lasciati cadere, in modo da ricevere responsi dal mondo degli spiriti.

Anteprima della Tesi di Alessandra Giglio

Anteprima della tesi: Chi conosce il domani? Il mondo Igbo attraverso Chinua Achebe, Pagina 5

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Alessandra Giglio Contatta »

Composta da 96 pagine.

 

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