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"La tragédienne du silence". Ida Rubinstein e le musiche di scena per "La Pisanelle" di Gabriele d'Annunzio

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13 Ebbene, pur con tutte queste favorevoli premesse, anch’egli si inserisce nel mainstream di condanna e incomprensione verso la musica di scena: L’argomento della musica di scena, in genere, è dei più pazzi, pur tra gli altri stravaganti che riguardano il teatro e l’orchestra, le voci e gli strumenti. Non conosce tradizioni, forme, limiti. Non conosce nulla fuor che le sue pazzie d’ogni occasione. La sua norma è il provvisorio […]. Dovrebbe vivere sempre con il dramma e non ci vive. […] Per la musica, per ciò che ha da rimanere o meno nella musica, si prende l’esempio del singolo musicista, l’interesse isolato e particolare del modo com’egli si avvicina alla musica di scena, del suo calarla in una forma, del darle immagine sulle immagini di personaggi o di parole poetiche. Poiché, di per sé, la definizione stessa: musica di scena (anche nella sua radice originale) riflette il disordine e l’anarchia dell’argomento. 23 Parrebbe incredibile che queste parole siano di Gavazzeni, tanto ci appaiono confuse, sbagliate; è perfino superfluo ricordare ancora come sia ricca la tradizione di questo genere teatrale, che esiste una precisa codificazione formale, benché ricca e non rigida. Ma c’è di più: Perché commenti musicali le «musiche di scena» non sono sempre. Spesso, infatti, la musica entra nella rappresentazione per volontà espressa del drammaturgo, quale conclusivo mezzo sul quale si appoggia in quel momento l’azione scenica. Così per dar voce alle parole di un coro, o per quegli squilli di fanfare guerresche. […] Commento musicale potrebbero e dovrebbero apparire di primo acchito le introduzioni orchestrali, le zone occupate dai suoni di strumenti […] . E lo sono anche, commenti: quando un musicista si preoccupa appunto di mettersi al servizio del dramma rappresentato con una sorta di subordinazione estetica, venendo ad aumentare ancora tutto il falso e il bastardo di un ufficio come questo della «musica di scena». Cresce l’ibridismo, dove il commento giunge veramente ad esser tale. E la confusione di linguaggi in sede estetica non si sa dove poterla condurre, e sin dove lasciarla correre per una china rovinosa a tal punto. 24 Ecco il punto, ecco le due, cicliche, eterne, immutabili accuse: da una parte la superiorità teorica del compositore come drammaturgo, che dunque non è ammissibile si inchini alla «subordinazione estetica» di servire il dramma, non permette a priori questa relazione «bastarda»; dall’altra il prodotto non può che essere – esattamente come affermava Wagner 25 – un mostruoso, disarmonico coacervo. Certo, si chiede 23 GIANANDREA GAVAZZENI, La musica di scena di Pizzetti, in La musica e il teatro, Pisa, Nistri-Lischi, 1954, p. 139, primo corsivo mio. 24 Ivi, pp. 140-1, corsivo mio. 25 Sulla cui opinione cfr. supra.
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"La tragédienne du silence". Ida Rubinstein e le musiche di scena per "La Pisanelle" di Gabriele d'Annunzio

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Informazioni tesi

  Autore: Nicola Corrado Cattò
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Emilio Sala
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 276

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Parole chiave

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d'annunzio
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opera
pisanelle
pizzetti
rubinstein
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teatro

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