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"La tragédienne du silence". Ida Rubinstein e le musiche di scena per "La Pisanelle" di Gabriele d'Annunzio

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14 probabilmente Gavazzeni, come salvare quelli che sono indubbi capolavori musicali, come il Sogno di Mendelssohn, o il beethoveniano Egmont? Ovviamente con una soluzione di sapore crociano, stile “poesia vs. non poesia”: Rimangono i valori; le illuminazioni, gli acquisti singoli di particolari momenti, di particolari linguaggi individuali di musicisti. Esteticamente e teatralmente, l’innesto del teatro drammatico e della musica ha provocato un frutto che rifiuta qualunque catalogazione. 26 Insomma, di per sé il genere è un’assurdità, ma comunque il genio singolo di qualche musicista (e non – si badi bene – di qualche poeta, giacché la musica, e solo essa, veicola il dramma) può aver prodotto qualche capolavoro: così accade – questa la conseguenza sottintesa – anche per Pizzetti. Più avanti Gavazzeni espone più in dettaglio, al di là delle motivazioni – diciamo – “storiche”, il perché del rifiuto del genere della musica di scena: non si deve ammettere che su un linguaggio preciso, delineato, delimitato nei suoi mezzi espressivi [la musica], ad un certo momento, secondo un determinato capriccio, ne cali un altro con tutt’altra storia, e tutt’altri impieghi [la poesia]. O insieme, parole e musica, nell’architettura e nel ritmo e nell’etica del dramma musicale, del melodramma, dell’opera insomma; o ciascuno in proprie sedi naturali [...] . Perché la parola, anche in un dramma, anche recitata da attori […] conosce, direi, i suoni «armonici» fantastici, incredibili, le risonanze nascoste 27 . Insomma, la musica e la parola possono coesistere solo nel canto, dove quest’ultima assurge ad un livello superiore grazie alla prima, altrimenti l’operazione è inutile e perfino dannosa, poiché danneggia la musicalità che la parola, anche solo recitata, ha, e evidenzia crudamente il «dislivello espressivo […] che [fa] proprio l’imbastardimento e la menzogna estetica della “musica di scena”» 28 . Curioso è poi il fatto che Gavazzeni trovi alcuni punti deboli di questa sua teoria, che esorcizza con altre affermazioni facilmente avversabili: ad esempio ricorda l’unità di suono e parola nella tragedia greca, ma afferma trattarsi di un genere preciso, ben codificato, ed oggi tramontato, impossibile a riesumarsi. Ma perché, si potrebbe invece ribattere, negare che anche la musica di scena possa essere un genere codificato, con una storia alle spalle, e dunque neppure bisognoso di riscoperta? Oppure – dice ancora il 26 Ivi, p. 141. 27 Ivi, pp. 142-3. 28 Ivi, p. 143, corsivo dell’autore.
Anteprima della tesi: "La tragédienne du silence". Ida Rubinstein e le musiche di scena per "La Pisanelle" di Gabriele d'Annunzio, Pagina 14

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"La tragédienne du silence". Ida Rubinstein e le musiche di scena per "La Pisanelle" di Gabriele d'Annunzio

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Informazioni tesi

  Autore: Nicola Corrado Cattò
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Emilio Sala
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 276

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Parole chiave

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d'annunzio
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opera
pisanelle
pizzetti
rubinstein
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teatro

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