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Cosa bolle in pentola? Il caso Barilla: 125 anni di comunicazione sempre al dente.

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confidenziale e, soprattutto, di fiducia in quanto non era la marca a garantire la qualità dei prodotti venduti, ma era il negoziante a garantire sulla qualità del prodotto. I prodotti venivano venduti sfusi, conservati in enormi sacchi o barili. Non esisteva il packaging: solo alcuni prodotti portavano sull’involucro il nome del fabbricante. Il consumatore finale non acquistava la farina, ad esempio, prodotta da un certo produttore piuttosto che da un altro, ma acquistava un chilo di farina, senza preoccuparsi dell’identità del produttore. tra la fine dell ‘800 e gli inizi del ‘900, la marca attraversa una sorta di periodo di incubazione. In questa fase, compaiono imprese destinate ad un glorioso futuro, ancora presenti sui nostri mercati: imprese straniere come Coca Cola, Camel, Kellog’s... ma anche imprese tutte italiane come Pirelli, Campari, Barilla... Ma la marca resta una semplice etichetta e il marketing è ancora lontano. Si parla, però di pubblicità, come detto prima, ma di pubblicità molto pionieristica, tesa soprattutto a far conoscere i prodotti, a sancirne l’esistenza, anzichè a costruire l’identità di un’azienda. Soprattutto durante gli anni ’20 e ’30, comincia a nascere un nuovo tipo di negozio accanto a quelli già esitenti che vendevano un pò di tutto, il negozio monomarca. Questi tipi di negozi vendevano i prodotti fabbricati da un solo produttore. Ad esempio, l’esigenza nacque soprattutto per i l’industria alimentare, per via dei prodotti venduti sfusi. Un negozio monomarca vendeva la pasta di un solo produttore. Il produttore di pasta non doveva conquistare direttamente il consumatore finale in quanto, come già detto, per questi non c’era differenza tra diversi tipi di pasta. Diciamo pure che i consumatori si fidavano del loro negoziante per cui era il negoziante che bisognava conquistare. Il produttore di pasta doveva persuadere non il consumatore ma il negoziante ad acquistare la pasta da lui fabbricata piuttosto che la pasta di un altro produttore. La situazione, quindi ,si presenta completamente diversa da quella odierna. È il negozio a rappresentare il centro della comunicazione e per ottenere un risultato commerciale era essenziale conquistare il punto vendita. Come faceva il consumatore a capire che quel determinato negozio vendeva la pasta di quel
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Cosa bolle in pentola? Il caso Barilla: 125 anni di comunicazione sempre al dente.

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Grasso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Casimiro Lieto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 215

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