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Cosa bolle in pentola? Il caso Barilla: 125 anni di comunicazione sempre al dente.

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1700, attuandosi solo ai primi del XVIII secolo la trasformazione della dieta dei napoletani da “mangiafoglie”, cioè consumatori di cavoli, a “mangiamaccheroni”. Tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 arriva il pomodoro del Nuovo Mondo ad arricchire le ricette napoletane della pasta. Tra la fine del 1800 e i primi del ‘900 arriva la tecnologia nel mondo della pasta. La qualità della pasta non cambia, sostenuta dall’impiego esclusivo del grano duro; ciò che cambia è il modo di produrre la pasta: si passa dalla produzione artigianale, basata sull’impasto con granula manuale ed essiccamento al sole, ad una produzione più tecnologica, basata sull’utilizzo di vari macchinari, tra cui la pressa idraulica usata per la trafilazione; anche l’essiccamento comincia a svolgersi in celle riscaldate. I primi rudimentali macchinari per la produzione industriale della pasta naquero a Napoli. Perchè proprio a Napoli? Dato che il processo di essiccamento della pasta rappresenta il momento della verità per poter ottenere un prodotto di ottima qualità, la zona di Napoli e tutto il suo entroterra, favoriti da condizioni climatiche eccezionali, offrivano l’ambiente ideale per questa produzione. Sebbene il processo di fabbricazione sia enormemente mutato attraverso gli anni, il prodotto è rimasto sempre la stessa miscela di semola di grano duro e acqua. Mentre la pasta fresca viene preparata anche con farina di grano tenero, per la pasta secca in Italia si utilizza solo semola di grano duro. Nella storia della pasta citiamo anche una curiosità. Un fatto piuttosto curioso risale al 1930 quando, sulla Gazzetta del Popolo di Torino, Filippo Marinetti, fondatore del movimento futurista, scriveva: “...crediamo anzitutto necessaria l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana...”; “...la pastasciutta, ... lega con i suoi grovigli gli italiani di oggi ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri in cerca di vento...” . Queste parole seguivano la politica del tempo, orientate a promuovere il consumo di riso in sostituzione della pasta per la quale occorreva importare grandi quantità di grano duro. Marinetti sparò simbolicamente un colpo di rivoltella contro un vassoio di spaghetti. La polemica, che tra l’altro rimbalzò da una testata all’altra, si placò quando Vincenzo Agnesi rispose con grande senso
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Cosa bolle in pentola? Il caso Barilla: 125 anni di comunicazione sempre al dente.

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Informazioni tesi

Autore: Valentina Grasso
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2003-04
Università: Università degli Studi di Salerno
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Scienze della Comunicazione
Relatore: CasimiroLieto
Lingua: Italiano
Num. pagine: 215

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