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Spesso, ma non sempre, l'apparenza inganna. Reputazione e pettegolezzo come forme di controllo sociale.

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Il pettegolezzo 1.1 Un cenno all’etimologia I pareri sulla provenienza dei termini pettegolezzo e pettegolo sono discordanti. Di sicuro si sa che si tratta di termini settentrionali, rintracciabili già nel Cinquecento. Qualcuno li fa derivare dal veneziano petégolo, che probabilmente deriva da peto con un’allusione all’incontinenza verbale dei pettegoli, altri li collegano al latino pithecus, scimmia. In altre lingue europee, l’origine del termine si può ricondurre con facilità alla figura della madrina, cioè alle chiacchiere fra comari riunite a casa di una donna in procinto di partorire. Il francese commérage proviene da commater, appunto madrina, detta oggi commére. In spagnolo comadreo, deriva da comadre, cioè comare o vicina di casa; in inglese l’etimologia del termine è identica a quella francese e spagnola, gossip deriva da god-sib, cioè madrina. Tutti questi termini evocano la presenza di una figura femminile. Addirittura, in russo, “corre voce che...” si dice “babushka skazala” che significa “nonnina diceva…” [Benvenuto, 1999]. 1.2 Sottili differenze Spesso si parla di pettegolezzo, maldicenza, voce e diceria utilizzandoli come sinonimi. In realtà, anche se molto sottile, esiste una differenza tra questi termini. Cerchiamo di capire quale. Innanzitutto prendiamo in esame i termini voce e diceria. Come spiega lo psicologo Benvenuto [1999], il concetto di voce si usa per indicare generalmente qualsiasi informazione non di prima mano, la quale potrebbe essere vera oppure falsa. Parliamo di diceria per indicare piuttosto ciò che resta di una credenza una volta che è stata criticata o demolita. Quindi ne risulta che i termini voce e diceria sono simili ma non equivalenti. Indicando un discorso come diceria, si connota già il contenuto come inattendibile, di fatto lo si smentisce. L’uso del termine diceria ha, infatti, una forza illocutoria. Questo significa che, dire che qualcosa è una diceria non solo descrive il mondo, ma compie anche un atto, cioè smentisce l’affermazione che si considera appunto come diceria. 5
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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Androne
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Nicoletta Cavazza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

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