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Il matrimonio romano

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la diffarreatio nel caso della confarreatio, la remancipatio nel caso della coemptio 7 . Le fonti confermano pienamente la teoria suesposta. Gaio, Ulpiano e gli altri giuristi non fanno il benchè minimo accenno ad una distinzione fra un matrimonium cum manu ed uno sine manu. Essi considerano il matrimonio come un istituto diverso dalla conventio: nelle loro trattazioni i due istituti sono sempre separati. Gaio nelle sue Istituzioni parla della confarreatio, della coemptio, dell’usus come modi di acquisto della manus: mai li considera come forme di costituzione del matrimonio 8 . Dalla pretesa 7 Gai., 1.137 a. 8 È importante Gai. 2.139, ove il giurista enumera due casi di rottura di testamento: quello della donna maritata che compie la conventio in manum col proprio marito, divenendo filiafamilias di questo e quello della donna che si unisce in matrimonio con l’uomo che ha già su di essa la manus. Si richiedono pertanto, perché abbia luogo la rottura del testamento, due atti: il matrimonio e la conventio in manum. Gaio li presenta come due atti assolutamente distinti l’uno dall’altro e compiuti in due momenti diversi. Dal passo risulta che la conventio non costituisce di per sé stessa il matrimonio, ma che questo dipende da altro atto giuridico. 14

Anteprima della Tesi di Antonio Lo Iacono

Anteprima della tesi: Il matrimonio romano, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Antonio Lo Iacono Contatta »

Composta da 187 pagine.

 

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