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L'indennità parlamentare

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7 concerneva l'andamento della cosa pubblica. Rappresentava di fatto un complemento del diritto di petizione e, di conseguenza, anche un vantaggio per tutti i cittadini che potevano così mettersi in contatto con i rappresentanti della nazione per cose di pubblico interesse o di particolare richiamo in favore dei propri diritti 4 . Ma, pur contenuta in questi limiti abbastanza ristretti, più che come un privilegio tale franchigia iniziò a essere considerata come un onere, tanto più quando s'incominciò ad abusarne per opprimere i deputati specialmente con una corrispondenza elettorale che nulla aveva a che vedere con i pubblici interessi. Di fatto essa, pur avendo l’apparenza di privilegio agli occhi della opinione pubblica, si risolveva in una tassa gravosa imposta per ragione dell'ufficio di cui essi erano investiti, dal momento che a senatori e deputati non era data facoltà di mandare egualmente in franchigia la corrispondenza di risposta a quella che ricevevano. Fu così che ben presto fioccarono in Parlamento le proposte per la sua abolizione: il primo a chiederne l'abolizione fu il deputato Gallenda nel 1862 e precisamente il 5 aprile, mentre si discuteva un disegno di legge sulla riforma postale con il quale, tra l’altro, si estendeva la franchigia per tutta la legislatura corrente. Dopo di lui parecchi altri deputati 5 tornarono più volte alla carica tanto che si può affermare che quasi non passò una sessione senza che qualcuno reclamasse l'abolizione o almeno una radicale riforma nell'esercizio di questa franchigia. Il deputato Briganti-Bellini propose nel 1864 di distribuire ai 4 Mancini-Galeotti, Norme ed usi del parlamento italiano. 5 Tra gli altri in particolare Ricciardi, Bonghi e Di San Donato.

Anteprima della Tesi di Umberto Giordano

Anteprima della tesi: L'indennità parlamentare, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Umberto Giordano Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.