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Giappone: crisi strutturale dell'economia e investimenti diretti in Italia e in Europa

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17 internazionali è stata scalfita dalla crescita sia delle vecchie potenze economiche europee (Francia, Germania, Regno Unito), che dall’emergere prima del Giappone, e ora della Cina. Ad esempio, nel 1952 gli Stati Uniti producevano il 27,8 % della ricchezza mondiale, nel 1992 tale quota è scesa al 19,7 % (v. tab. 1.2). 18 È interessante notare l’andamento negli ultimi dieci anni: si è avuto un aumento del peso sul PIL mondiale dell’economia nordamericana (Stati Uniti, + 1,5% e Canada, + 0,1%) mentre si è registrato un lieve calo delle quote di tre economie europee (Regno Unito, - 0,2%, Italia, - 0,5% e Francia, - 0,7%). Decisamente più consistente la perdita su scala mondiale del Giappone (- 1,4%). Per quanto riguarda invece la quota di esportazioni estere, si può notare come gli Stati Uniti detengano sempre il predominio mondiale, sebbene non sia più incontrastato come negli anni Sessanta. 19 I concorrenti più prossimi sono infatti la Germania e il Giappone. Ma per tutti e tre questi paesi si può notare, dalla tab. 1.2, una perdita della quota sulle esportazioni mondiali. In effetti anche le altre economie considerate, escluse quella canadese e quella cinese, hanno registrato un declino delle proprie quote tra il 1997 e il 2001. Il calo più evidente tra le economie avanzate è, anche in questo caso, quello del Giappone (-1,1%), seguito dal Regno Unito (-0,8%) e dagli Stati Uniti (-0,7%). Forte anche quello della Corea del Sud (-1,4%). Un peso sempre più notevole verrà assunto dalle economie dell’Asia-Pacifico, in modo particolare dalla Cina e dall’India, con forti conseguenze a livello di opportunità economiche. 20 Come già ricordato all’inizio di questo paragrafo, quello della globalizzazione è un tema ampiamente discusso. Molti sono i sostenitori, i quali affermano che, grazie sia alla caduta delle barriere al commercio internazionale, sia all’aumento degli investimenti, si avrà un abbassamento dei prezzi di beni e servizi. La globalizzazione stimola la crescita economica, innalza il reddito dei consumatori, stimola la creazione di nuovo lavoro. Ma molti sono anche i detrattori e i critici, e coloro che si oppongono strenuamente a questo andamento. 21 In generale è possibile 18 Bisogna comunque specificare che si tratta di un calo relativo, non assoluto. 19 Gli Stati Uniti detenevano infatti il 20% delle esportazioni mondiali di beni manufatti; cfr. Hill, (2000), p. 6. 20 Ibid. 21 Cfr., ad esempio: Ravi, (1993); Martin e Schumann, (1996); Greider, (1997); Klein, (2000); Soros, (2002).

Anteprima della Tesi di Yari Simone Prete

Anteprima della tesi: Giappone: crisi strutturale dell'economia e investimenti diretti in Italia e in Europa, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Yari Simone Prete Contatta »

Composta da 250 pagine.

 

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