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La pericolosità sociale - Qualità indizianti e prognosi criminale connessa all'applicazione delle misure di prevenzione

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8 Il concetto di pericolosità sociale sul quale si fondava la ideologia della Scuola Positiva comportò, delle profonde contraddizioni e discrepanze nel nuovo sistema penale proposto, poiché venivano chiamati in gioco sia la funzione del nuovo concetto di pericolosità, sia la sua operativa compatibilità con le garanzie dei diritti di libertà del cittadino, sicuramente affermati dalla tradizione classica del diritto penale. Sotto il primo profilo era necessario definire il presupposto di fondo di tutto il sistema, e cioè se il giudizio di pericolosità potesse prescindere dall'effettiva commissione di un reato, ovvero dovesse sempre avere per necessario presupposto la presenza di una compiuta azione delittuosa. Sotto il secondo profilo, si apriva la prospettiva di poter prescindere dal rapporto di proporzionalità fra misura della pena e misura della colpevolezza, onde poter commisurare l'efficacia preventiva della sanzione alle concrete possibilità di reinserimento del reo, giungendo alla configurazione di una sanzione indeterminata nella sua durata. Molte delle critiche avanzate dagli autori della Scuola classica rimasero senza risposta. Tuttavia nell'ambito della disputa tra positivisti 3 e classicisti sorsero e si affermarono nuovi indirizzi che cercarono una sintesi dei due opposti, riconoscendo l'utilità dei principi enunciati dalla Scuola positiva anche se contemperati dall'esperienza della Scuola classica. 3 Una prima definizione di pericolosità in termini positivisti si ebbe con Garofalo e con il suo criterio di temibilità, inteso come valutazione del quantum del danno che si può attendere da un delinquente o, in termini giuridici moderni, dalla sua tendenza a delinquere. La temibilità del delinquente veniva misurata dalla gravità stessa del reato e doveva essere determinata dal grado del timore che un comportamento criminale investe universalmente e dall’intensità, persistenza e riproducibilità dei motivi di delinquenza. Il concetto di pericolosità sociale trovò una più precisa elaborazione nell’opera di Ferri (cfr. Ferri, Principi di diritto criminale, Torino, 1928), il quale, in particolare, ha operato una specifica distinzione fra pericolosità sociale, intesa come proclività a porre in essere condotte antisociali non sostanziatosi nelle violazioni di norme penali, e pericolosità criminale, intesa come probabilità da parte di colui che abbia delinquito di delinquere ulteriormente. Si ha la pericolosità dell’azione quando il comportamento del soggetto è tale da far ritenere probabile la verificazione di un risultato temuto; si ha la pericolosità del delinquente quando la persona è tale da far ritenere che essa commetta azioni dannose. Il trattamento secondo Ferri quindi si doveva concentrare sulla difesa sociale la quale doveva essere applicata non alla minore o maggiore gravità del reato bensì alla maggiore o minore pericolosità del delinquente.

Anteprima della Tesi di Pasquale Striano

Anteprima della tesi: La pericolosità sociale - Qualità indizianti e prognosi criminale connessa all'applicazione delle misure di prevenzione, Pagina 8

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Pasquale Striano Contatta »

Composta da 124 pagine.

 

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