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Donne in carriera e carriere di donne: il caso delle docenti universitarie

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13 crescente, Francia (52%), Germania, Portogallo, e Olanda (con il 57%). La media Europea è del 50,4%, gli altri paesi si attestano tutti al di sotto di questa cifra, e l’Italia con il suo 36,2% supera soltanto, e di poco, la Spagna. Il nostro paese, dunque, ha visto aumentare i tassi di attività femminili nella seconda metà degli anni Settanta, ma in venti anni è riuscito a ridurre di poco la distanza che lo separa dagli altri paesi della Comunità. Insieme ai tassi di attività sono aumentati quelli di occupazione, e spesso anche quelli di disoccupazione femminile, dato che questa offerta di lavoro, non si traduce sempre in impiego. 3 Ma ciò che più ci interessa, oltre all’evidenza del dato quantitativo relativo all’accresciuta partecipazione lavorativa femminile, è il cambiamento nella qualità di questa partecipazione, cioè il cambiamento nei modi e nella sostanza della presenza femminile sul mercato del lavoro. Il dato più rilevante è, infatti, che il nuovo modello di partecipazione femminile che si è andato affermando dagli anni Ottanta in poi, è del tutto simile a quello maschile, nei tempi e nei modi di permanenza nel mercato, ed è molto meno influenzato, rispetto al passato, dal ciclo di vita familiare. Sappiamo, come nota la Groppi, che “la partecipazione ai processi produttivi è per tutti, uomini e donne, il risultato di una interazione tra 3 La “teoria del lavoratore scoraggiato” può, in parte, spiegare gli andamenti paralleli dei tassi di occupazione e di disoccupazione, che aumentano e diminuiscono insieme. Essa suggerisce che ci sia una minore propensione, da parte dei soggetti, a porsi sul mercato del lavoro quando la situazione economica è depressa (“effetto di scoraggiamento”), per cui questi individui, al diminuire del livello di occupazione, invece di ingrossare le fila dei disoccupati, si ritirano tra gli “inattivi”. Questa relazione vale anche in senso inverso, perciò, quando la domanda di lavoro è forte, gli inattivi (cioè principalmente la componente “secondaria” dell’offerta, costituita da giovani, donne e anziani) incoraggiati dalla congiuntura economica favorevole, si ripresentano sul mercato. Di qui l’aumento, insieme, di occupazione e di disoccupazione, dato che domanda e offerta non sono indipendenti, ma si influenzano a vicenda (Reyneri 1996, cap.III).
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Donne in carriera e carriere di donne: il caso delle docenti universitarie

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Balocchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Paolo Giovannini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 213

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