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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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13 Innanzitutto, il temine stesso οι ̉κονοµία deriva da οι ̉̃κος cioè “casa”, e, quindi, l’economia è innanzitutto l’amministrazione della comunità domestica: è all’interno di quest’ultima che viene garantita la semplice sussistenza della famiglia 26 . Questo è, in qualche modo, l’ambito del necessario, del soddisfacimento dei bisogni, ma l’uomo non può trovare qui l’attuazione della propria essenza: l’uomo per Aristotele non può essere solamente un animale economico, ma si realizza in quanto animale politico (ζω̣̃ον πολιτικόν). Sebbene la πόλις sia sorta a causa del bisogno, il suo τέλος è un altro: sebbene sia nata in vista del semplice “vivere” ( ζη ̃ν ), ha come scopo il “vivere bene” (ευ̃̉ ζη ̃ν )” 27 , ovvero la felicità. L’economia, dunque, è necessaria, ma solamente in funzione della politica: “anche le più apprezzate capacità, come, per esempio, la strategia, l’economia, la retorica, sono subordinate ad essa” 28 . L’errore dell’uomo moderno consiste, quindi, nell’aver invertito questo rapporto subordinando la vita politica e sociale degli individui alle esigenze illimitate dell’economia, rendendosi in tal modo schiavo delle cose. I beni materiali, infatti, sono per loro natura strumentali, di conseguenza non devono essere perseguiti per se stessi in modo illimitato. La differenza fra l’economia naturale e la crematistica sta proprio nel fatto che la prima è caratterizzata dal limite dell’autarchia, mentre la seconda “mira all’accrescimento” 29 illimitato dei beni stessi. Vi è, quindi, uno stretto legame fra il concetto di fine e quello di limite osservabile, del resto, in ogni tipo di arte: “come la medicina è senza limite nella ricerca della guarigione e ogni arte cerca all’infinito di produrre il proprio τέλος ( perché proprio quel fine vuole raggiungere ) - mentre non è senza limite riguardo ai mezzi per raggiungerlo ( perché il fine costituisce per tutte un limite ) – così è anche di questa forma di crematistica: non c’è limite al suo fine: suo fine, quella ricchezza e quell’acquisto di beni. C’è un limite dell’economia, non della crematistica: lo scopo di questa non è lo stesso dell’economia. Perciò appare 26 Cfr. ARISTOTELE, Politica, cit., p.30, dove Aristotele afferma che “la comunità che si costituisce per la vita di tutti i giorni è per natura la famiglia”. 27 Cfr. ivi, p.30, dove più precisamente Aristotele afferma che “la comunità perfetta di più villaggi costituisce ormai la città, che ha raggiunto quello che si chiama il livello dell’autosufficienza e che sorge per rendere possibile la vita e sussiste per produrre le condizioni di una buona esistenza”. 28 ARISTOTELE, Etica Nicomachea cit., I 1094b 1-5. 29 ARISTOTELE, Politica cit., p.36, dove Aristotele precisa che “l’economia e la crematistica non siano identiche è chiaro: infatti alla seconda spetta procurare i beni, alla prima usarli” e che “una sola specie di acquisto è una parte naturale dell’economia: quella che si deve praticare o che ci si deve mettere in condizione di poter praticare per raccogliere i mezzi necessari e utili alla vita ed alla comunità politica e familiare”.
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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Tagliabò
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Bruna Giacomini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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Parole chiave

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legame sociale
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