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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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14 necessario che ci sia un limite di ogni ricchezza, mentre vediamo che in realtà avviene il contrario” 30 . Questo differente atteggiamento nei confronti dei beni, considerati dall’economia come semplici mezzi e dalla crematistica come fini, deriva dall’introduzione della moneta: “ la crematistica, quella commerciale, non è in genere produttrice di beni, ma lo è solo attraverso il loro scambio e sembra aver per oggetto la moneta: la moneta è qui elemento e fine della permuta. La ricchezza che deriva da questo tipo di crematistica non ha limite” 31 . Il vivere bene non può consistere nell’accumulare ricchezze in modo illimitato, perché ciò non permetterebbe mai all’uomo di superare lo stadio dei bisogni: ogni individuo può trovare la propria realizzazione solamente all’interno della città. Rimane da chiedersi in che modo la πόλις possa contribuire a realizzare la felicità dell’uomo. “Il bene dell’uomo consiste in un’attività dell’anima secondo la sua virtù, e se le virtù sono più d’una, secondo la migliore e la più perfetta” 32 . Come detto precedentemente, l’attività contemplativa, che ha come virtù la sapienza, è l’attività più alta, tuttavia essa non è propriamente umana; l’altra virtù è la saggezza, la quale, invece, è rivolta all’ambito dell’azione dell’uomo, al bene realizzabile praticamente. La sapienza e la saggezza sono definite virtù dianoetiche, ovvero inerenti alla parte razionale dell’anima umana, la più elevata. Tuttavia, da un lato, la sapienza, rivolgendosi a cose immutabili ed eterne, non ha interesse del concreto agire umano; dall’altro, nemmeno la saggezza, pur considerando le realtà contingenti, di per sé non è in grado di spingere all’azione, in quanto delibera sui mezzi dell’agire, ma non sul suo fine: non può, dunque, essere considerata separatamente dalle virtù etiche, disposizioni proprie della parte appetitiva dell’anima 33 . Quest’ultimo genere di virtù nasce dall’abitudine, in modo che “compiendo azioni giuste diventiamo giusti, azioni temperate temperanti, azioni coraggiose coraggiosi” 34 . E’ a questo punto che si può vedere l’importanza della vita politica, perché è in essa che i cittadini vengono 30 Ivi, p.39. Cfr. ibidem, dove Aristotele precisa che non ogni forma di scambio è, del resto, innaturale, in quanto basta pensare al baratto che scambia cose utili in cambio di cose utili (per esempio vino in cambio di grano), ma questa particolare modalità di commercio “non appartiene neppure alla crematistica, in quanto è volta a soddisfare le condizioni naturali dell’autosufficienza, ma logicamente da questo tipo di scambio è derivata la crematistica…perciò pare che la crematistica concerna soprattutto il denaro e che suo compito sia il poter indagare d’onde sia possibile acquistare abbondanza di ricchezza, quasi che essa stessa sia produttrice di ricchezza e denaro. E spesso si afferma la coincidenza della ricchezza con l’abbondanza di denaro, appunto perché al denaro mirano la crematistica e il commercio”. 31 Ivi, p.39. 32 ARISTOTELE, Etica Nicomachea cit., I 1098 a 17sg. 33 Cfr. ivi, VI 1144 b 32-34, dove Aristotele afferma che “non è possibile essere buono in senso proprio senza saggezza, né essere saggio senza la virtù etica”. 34 Ivi, II 1103 b 1sg.
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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Tagliabò
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Bruna Giacomini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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Parole chiave

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