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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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15 educati alla virtù e, in tal modo, destinati alla felicità: “i legislatori, infatti, rendono buoni i cittadini creando in loro determinate abitudini, e questo è il disegno di ogni legislatore, e coloro che non lo effettuano adeguatamente sono dei falliti; in questo differisce una costituzione buona da una cattiva” 35 . All’interno di una costituzione buona, una delle virtù esaltate è la liberalità, ovvero “la medietà che riguarda i beni materiali…la prodigalità e l’avarizia sono eccessi e difetti che riguardano i beni materiali. E mentre attribuiamo il termine avarizia sempre a coloro che si preoccupano dei beni materiali più di quanto bisogna, talora applichiamo il termine prodigalità comprendendo insieme più significati: chiamiamo, infatti, prodighi gli incontinenti e coloro che scialacquano per soddisfare la loro intemperanza” 36 . La ricchezza appartiene alle cose di cui si fa uso, il che significa che essa deve essere spesa o donata e non custodita: uno dei modi più nobili per consumarla è quello di utilizzarla nelle opere pubbliche per l’interesse comune, in tal caso, però, non si parla più di liberalità, ma di magnificenza 37 . Da quanto detto consegue che consacrare la vita umana alla ricerca dell’utile, concedendo un’eccessiva importanza ai beni materiali, significa condannarla all’impotenza, a uno stato di perenne scarsità ed insoddisfazione e tutto questo a causa dell’oblio di quel fine ultimo dell’agire che si concretizza nella vita sociale dell’uomo. Aristotele stesso avvertì il pericolo insito in una accumulazione indiscriminata di ricchezze, avanzando delle critiche all’imperialismo ateniese: “da una parte troviamo una πόλις democratica a base economica che vive bene all’interno di un’armonia creata da una vita naturale di sostentamento; dall’altra una πόλις più democratica, ma condizionata da un fattore esterno non naturale, instabile e non più in grado di garantire un giusto equilibrio sociale e politico. Infatti, in questo caso, la vita politica è subordinata alla ricchezza, ad un certo tipo di ricchezza la cui garanzia non è costante, ed una πόλις non può basare in assoluto la sua esistenza su questo fattore innaturale, illimitato ed incerto” 38 . Concludendo, Aristotele non riconosce alcuna autonomia al rapporto con i beni e con il denaro, tanto che codifica rigidamente la condotta economica degli individui con regole prima etiche e poi politiche, e subordina a sua volta la saggezza alla sapienza in relazione alla felicità perfetta. In tal senso, il pensiero aristotelico riflette quelle gerarchia di fini e di 35 Ivi, II 1103 b 4sg. 36 Ivi, IV 1119 b 29sg. 37 Cfr. ivi, IV 1122 a 18sg. 38 M.V.FERRIOLO, cit., pp.86-87.
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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Tagliabò
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Bruna Giacomini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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