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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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17 originario di rendere sacro. La vita politica è in questo caso subordinata alla vita religiosa o mistica 44 . La gerarchia dei fini precedentemente esposta ha, dunque, al suo vertice la negazione e il superamento di se stessa. La liberazione non è data, infatti, dalle azioni e, quindi, nemmeno dall’osservanza del rituale proprio di ogni casta: “l’uomo è decaduto dal suo stato di perfezione originaria a causa della conoscenza del bene e del male, ed è proprio da questa stessa conoscenza, rappresentata dalla legge morale, che dovrà infine liberarsi. Per lontano che egli sia pervenuto, gli rimarrà sempre un ultimo passo da compiere, quello che comporta la dissoluzione di tutti i precedenti valori” 45 . Se, dunque, seguendo Caillè, la suddetta gerarchia, tradotta in concetti moderni, impone che la prima serie di fini sia retta dal principio del piacere, la seconda dal principio di realtà, la terza dalla distinzione tra bene e male, ciò che caratterizza il moska è proprio il fatto di mirare al di là di questi tre principi, in quanto è ricerca di “a-strutturalità” e “a-razionalità”. I primi tre fini dell’azione umana implicano una concezione del mondo frammentata e offuscata dall’incantesimo della maya 46 , la quale illude l’uomo di essere separato dal proprio ambiente e di poter agire indipendentemente da esso: «Tutte le azioni avvengono per l’intrecciarsi delle forze della natura; (ma) colui che è traviato dal sentimento del proprio ego pensa: “sono io colui che fa”. «Ma colui che conosce il rapporto fra le forze della natura e le azioni vede come certe forze della natura agiscono su altre, e non ne diviene schiavo » 47 . Spezzare l’incantesimo della maya, “significa comprendere che tutti i fenomeni che percepiamo con i nostri sensi sono parte della medesima realtà. Significa provare concretamente e personalmente che tutto, compreso il nostro stesso io, è Brahman. Questa 44 Cfr. A.COOMARASWAMY, Induismo e Buddismo, tr.it. di U.Zalino, Milano 1994, p.27, dove l’autore afferma che “il Sacerdotium comprende sia l’autorità sacerdotale sia la regalità …mentre il Regnum,…, comprende la sola autorità regale, è relativamente femminile ed è subordinato al Sacerdotium, la sua guida. La distinzione delle funzioni in termini di sesso definisce la gerarchia. Soltanto Dio è maschile rispetto al tutto…Il sacerdote è maschile rispetto al re ed il re è maschile rispetto al suo reame”. In relazione alla complementarietà delle due funzioni si veda, invece, AA.VV., Manuale di storia delle religioni, Bari 1998, pp.291-332, dove si afferma che lo ksatriya, il guerriero in posizione di comando politico e militare, e il brahmana, il sacerdote, custode delle visioni mistiche e dei riti, costituiscono due ruoli opposti e in continua tensione, ma anche complementari: il primo, infatti, è il “sacrificante” per eccellenza che, con i riti appropriati compiuti dal sacerdote, spera di assicurarsi il potere temporale; il brahmano, a sua volta, dipende dal guerriero per il proprio sostentamento e la propria incolumità. 45 A.COOMARASWAMY, Induismo e Buddismo cit., p.57. 46 Cfr. F.CAPRA, Il tao della fisica, tr.it. di G.Salio, Milano 1989, pp.100-110, dove a proposito della maya l’autore sostiene che essa “non significa che il mondo è un’illusione, come spesso viene erroneamente affermato. L’illusione, semplicemente, si trova nel nostro punto di vista, se pensiamo che le forme e le strutture, le cose e gli eventi attorno a noi siano realtà della natura, invece di comprendere che sono concetti della nostra mente la quale misura e classifica. Maya è l’illusione che deriva dallo scambiare questi concetti per realtà, dal confondere la mappa con il territorio”. 47 Bhagavadgita, tr. it. di R.Gnoli, Milano 1987, III, 27-28.

Anteprima della Tesi di Cristina Tagliabò

Anteprima della tesi: A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio., Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Cristina Tagliabò Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

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