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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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9 La critica, dunque, all’homo oeconomicus è al centro del dibattito antiutilitarista che, più o meno fedelmente, si rifà all’opera di Mauss. Sebbene parlare di homo oeconomicus per cercare di comprendere l’uomo moderno possa non sembrare altro che uno dei tanti sterili e riduttivi tentativi di classificare il genere homo e, dunque, null’altro che l’ennesima forma di astrazione, tuttavia in tale definizione sono contenuti potenzialmente tutti quegli effetti devastanti e concreti che possiamo osservare dovunque: dai disastri ambientali, alla soppressione e corruzione delle culture tradizionali dei paesi del cosiddetto terzo mondo in un processo di mimetismo che si riduce alla perdita della diversità, e tutto ciò in nome dello sviluppo economico e del progresso illimitato che nel loro paradosso finiscono col promettere la felicità di Sisifo. “Ogni definizione dell’uomo”, infatti, “induce sempre il fine: de-finire, cioè dare una direzione, produrre un senso” 11 , un τέλος all’azione umana. La modernità, di conseguenza, pensando se stessa attraverso la categoria interpretativa dell’ homo oeconomicus non può che vedere riflessa in tale specchio l’immagine dell’ individuo come di un “essere-di-bisogno”, il quale calcola per soddisfare il proprio interesse. L’umanità, seguendo questa logica, non avrebbe altro scopo che la massimizzazione dell’utilità ed il mondo, non più concepito come cosmo, non sarebbe altro che un mezzo a sua disposizione, una riserva di cose utili. Tuttavia, “quel che si tratta di spiegare non è la comparsa del discorso utilitarista che si trova dappertutto, ma la trasformazione dell’utilitarismo in sistema di spiegazione e di legittimazione del mondo massicciamente dominante” 12 . Se, dunque, l’interesse e la ricerca dell’utile sono da sempre stati posti come uno dei moventi dell’azione umana, solo nell’età moderna si assiste alla riduzione dell’agire a quest’unico movente; solamente l’età moderna ha elevato a norma etica cui consacrare la vita proprio ciò che il pensiero tradizionale ha sempre disprezzato. La filosofia pratica aristotelica, ovvero la scienza che ha per fine l’azione e, quindi, il comportamento dell’uomo nella realtà, è un vero e proprio modello di pensiero all’utilitarismo, infatti, perno di questo movimento, è espressione di una problematica non solo esclusivamente scientifica ed epistemologica, ma anche morale, politica ed esistenziale e questo perché l’utilitarismo non rappresenta una componente fra le altre dell’immaginario dominante nelle società moderne, ma è diventato quello stesso immaginario. Ovunque si può osservare il rifiuto di tutto ciò che non può essere tradotto in termini di utilità ed efficacia strumentale: tutto ciò che non si può pensare attraverso queste categorie viene ridotto all’ambito del lusso, del superfluo o dell’inaccessibile, perché non di questo mondo. Fra gli altri, membri attivi di questo movimento sono G.Berthoud, J.Godbout, G.Nicolas, S.Latouche e, in Italia, A.Salsano. 11 C.CHAMPETIER, Homo consumans, morte e rinascita del dono cit., p.11. Cfr. ibidem dove l’autore sostiene che “l’uomo vive prima di tutto nella concezione che si fa di se stesso e che riflette nelle sue grandi narrazioni. Da questa si deducono i suoi rapporti con i propri simili e con il mondo che lo circonda” 12 A.CAILLE’, Critica della Ragione utilitaria cit., p. 55-56
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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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Informazioni tesi

Autore: Cristina Tagliabò
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2000-01
Università: Università degli Studi di Padova
Facoltà: Filosofia
Corso: Filosofia
Relatore: BrunaGiacomini
Lingua: Italiano
Num. pagine: 198

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Parole chiave

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derrida
dispendio
dono
fatto sociale totale
homo oeconomicus
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legame sociale
mauss
potlatch
reciprocità
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