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A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

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10 teleologico: se l’uomo, infatti, non diversamente da un arciere, è maggiormente in grado di raggiungere qualcosa avendo un bersaglio, la conoscenza del bene, in quanto “ciò verso cui ogni cosa tende” 13 , è di estrema importanza per la vita stessa. Tuttavia il fine, identificato per l’appunto col bene, non deve essere considerato in modo univoco e questo perché “tra i fini c’è un’evidente differenza: alcuni, infatti, sono attività, altri sono opere che da esse derivano”. E “poiché molte sono le azioni, le arti e le scienze, molti sono anche i fini” 14 . Questa molteplicità 15 di fini non è, del resto, informe, ma inserita in una struttura gerarchica. Vi sono, infatti, beni che noi perseguiamo in vista di altro e che, quindi, sono subordinati ad altri fini, in modo particolare a quelli delle attività architettoniche. Evidentemente non si può procedere all’infinito in tale classificazione, ma è necessario che questa gerarchia abbia un vertice, a meno che non si voglia ridurre l’agire umano a una tensione priva di scopo e contenuto e considerare il nostro desiderio vuoto e folle: “se vi è un fine delle azioni da noi compiute che vogliamo per se stesso, mentre vogliamo tutti gli altri in funzione di quello…è evidente che questo fine deve essere il bene, anzi il bene supremo” 16 . La scienza che ha per oggetto questo fine ultimo dell’agire è la politica, cioè quella scienza che è “architettonica in massimo grado”. Infatti, “poiché è essa che si serve di tutte le altre scienze e che stabilisce, inoltre, per legge che cosa si deve fare, e da quali azioni ci si deve astenere, il suo fine abbraccerà i fini delle altre, cosicché sarà questo il bene per l’uomo” 17 . A questo punto, prima di addentrarci nella definizione di questo bene propriamente umano, occorre evidenziare una precisazione fatta da Aristotele stesso e che è 13 ARISTOTELE, Etica Nicomachea, tr.it. di C.Mazzarelli, Milano 1993, I 1094 a 3. Per ulteriori definizioni del bene come fine si vedano: ivi, 1097 a 18-24, dove, a proposito delle diverse arti, Aristotele si chiede: “che cos’è dunque il bene di ciascuna? Non è forse ciò in vista di cui si fa tutto il resto? E ciò in medicina è la salute, in strategia la vittoria, in architettura la casa, una cosa in un’arte, un’altra in un’altra arte, ma in ogni azione e in ogni scelta è il fine: è in vista di questo che tutti fanno il resto. Cosicché, se c’è una cosa che è il fine di tutte le azioni che si compiono, questa sarà il bene realizzabile praticamente”; si confronti, inoltre, ARISTOTELE, De Anima, tr.it. di G.Movia, Milano 1996, Y 10, 433 a 27-30, dove, a proposito delle cause del movimento, Aristotele sostiene che “ è sempre l’oggetto della tendenza che muove, ma questo o è il bene o è ciò che appare come bene; non però ogni bene, ma il bene che è oggetto dell’azione”; inoltre si veda ARISTOTELE, Metafisica, A 2, 982 b 6 sg., dove si afferma che “il fine in ogni cosa è il bene e, in generale, nella natura tutta, il fine è il sommo bene”; infine, cfr. ARISTOTELE, Politica, tr. it. di C.A.Viano, Bari 1993, p.29, dove l’autore sostiene che “tutti compiono ogni loro azione per raggiungere ciò che ad essi sembra essere un bene” e che “la natura di una cosa è il suo fine”. 14 ARISTOTELE, Etica Nicomachea cit., I 1094 a 4 sg. 15 Cfr. ivi, I 1096 a 20- 1097 a 15, dove Aristotele sostiene che “il bene ha tanti significati quanti ne ha l’essere” e che, quindi, il termine bene può essere usato nel senso di ciascuna delle categorie. Tuttavia il bene come sostanza, il Bene in sé platonico, non può essere oggetto di una trattazione etico-politica perché non è un bene perseguibile mediante l’azione. 16 ARISTOTELE, Etica Nicomachea cit., I 1094 a 18-23. 17 Ivi, I 1094 b 4-7.

Anteprima della Tesi di Cristina Tagliabò

Anteprima della tesi: A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio., Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Cristina Tagliabò Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

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