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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Con molta chiarezza Cesare Luporini, autore non dichiarato dell’editoriale, precisava come la cultura e l’elaborazione culturale avessero un ruolo gregario all’interno dello scontro sociale e politico. Consapevolmente o meno, qualunque prodotto della cultura rappresentava una precisa scelta di campo. In quest’ottica rientrava anche la storia, ritenuta l’elemento centrale all’interno della battaglia culturale. Era quindi inevitabile che lo scontro più duro con la cultura di matrice idealistica avvenisse sul terreno della storiografia. Nell’editoriale si attribuivano allo storicismo forti limiti contenutistici; lo storicismo si era arenato su un’indagine astratta, esclusivamente letteraria e retorica. Era ineluttabile contrapporsi in modo chiaro e deciso, ma soltanto sui contenuti, non ponendo rilievi di metodo. Per cui nell’editoriale era precisato come la polemica con questa cultura non intendiamo svolgerla soprattutto o soltanto su un piano speculativo e metodologico, bensì, al contrario, lasciando questo non in disparte, ma piuttosto nello sfondo: svolgerla invece in quelle zone che essa ha trascurato e necessariamente è portata a trascurare, portandole in primo piano 9 . Tra le riletture di quel confronto avvenute a partire dalla fine degli anni Settanta, Pasquale Villani riteneva fosse riduttiva e schematica la visione di una storiografia di matrice idealistica contrapposta ad un’altra di matrice marxistica. La formazione storiografica della maggiorparte degli storici del movimento operaio era avvenuta sotto l’insegnamento di maestri crociani, gentiliani, volpiani 10 . Non casualmente, sosteneva Gabriele Turi, la vasta e profonda rimessa in discussione di tutta la storiografia marxista italiana, svoltasi negli anni settanta, avvenne contemporaneamente al sostanziale declino dello storicismo 11 . Claudio Pavone metteva in risalto le “comuni radici elitarie” delle due storiografie. La tradizione idealistica aveva incentrato la propria attenzione sulla classe dirigente. Nella storia 9 Nuova serie, «Società», 3 (1947), n. 1, pp. 6-9. A p. 3 si precisava come i redattori “sono quasi tutti comunisti e in parte comunisti sono i suoi collaboratori”. L’editoriale, presentato in forma anonima, era stato scritto in realtà da Cesare Luporini come Luisa Mangoni specificava a p. 39 del suo articolo, al quale si rimanda per un’idea più approfondita della storia della rivista nel secondo dopoguerra, cfr. Ead., «Società»: storia e storiografia nel secondo dopoguerra, «Italia contemporanea», 33 (1981), n. 145, pp. 39-58. 10 P. Villani, La vicenda della storiografia italiana: continuità e fratture, in P. Rossi (a cura di), La storiografia contemporanea. Indirizzi e problemi, Milano, Il Saggiatore, 1987, p. 392 e p. 397. Il volume raccoglie gli interventi tenuti nel 1984 a Cogne sui problemi della storiografia contemporanea. Le osservazioni di Pasquale Villani sono inserite all’interno di una sezione del volume dedicata ai commenti sucessivi a quanto emerso nel convegno. 11 Cfr. G. Turi, Politica culturale e storiografia in Ernesto Ragionieri, in T. Detti – G. Gozzini (a cura di), Ernesto Ragionieri, cit., p. 127. 15
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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Rotella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Gabriele Turi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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