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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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di posizione degli storici coinvolti. In primo luogo la volontà di inserirsi nel dibattito sull’autonomia operaia, in risposta al clamore suscitato dalle posizioni di Merli. In secondo luogo la visione internazionale. Questi studi non solo volevano legarsi, metodologicamente, alla storiografia internazionale, in particolare a studi come quelli di Thompson o de «Le mouvement social»; avevano anche una visione internazionale della storia e dei problemi storiografici del movimento operaio 12 . La rassegna di Silvia Dominici fu pubblicata nel 1992. Sanciva la fine di una fase occorsa tra l’inizio degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Era stato il momento di maggior intensità, da un punto di vista quantitativo, della produzione storiografica. Dalla lettura di questa rassegna risalta la continuità con il quadro delineato da Pivato dieci anni prima. Gli studi si erano sviluppati coerentemente con le linee tracciate negli anni Settanta 13 . La rassegna di Silvia Dominici aveva il pregio di mettere maggiormente in risalto un elemento. L’autrice sottolineava come la netta contrapposizione alla visione autonomista di Merli poggiasse su una lettura interclassista della storia della cultura e della mentalità. In questa direzione, storiograficamente, non sussisteva solo un legame con il panorama internazionale. Gli studi presi in esame si fondavano sull’idea di recuperare pienamente le indicazioni gramsciane rimaste dimenticate, per le diverse priorità della storiografia del movimento operaio, fino agli anni Settanta 14 . Per quanto riguarda la storiografia gramsciana, una prima testimonianza dell’esigenza di rinnovamento furono le posizioni espresse durante l’arco di tutto il 1973 da molti storici sulla rivista «Rinascita». Questi storici spingevano perché fosse riaperta la discussione sulla destalinizzazione e sulle sue ricadute storiografiche. Invitavano la storiografia gramsciana ad aprirsi alle esperienze internazionali, come la storiografia marxista anglosassone 15 . Ad intervenire erano gli storici del gruppo orbitante intorno a «Studi storici». Gli stessi, tra cui Ragionieri, Santarelli, Villari, Procacci, vennero anche intervistati da Ottavio Cecchi. Il duplice intento di queste interviste, a cadenza periodica, era quello di 12 Cfr. S. Pivato, La cultura del movimento operaio, «Italia contemporanea», 33 (1981), fasc. 143, pp. 103-7. 13 Cfr. S. Dominici, La cultura socialista in Italia nell’età liberale: lineamenti e indirizzi di ricerca, «Studi storici», 33 (1992), n. 1, pp. 235-247. 14 Cfr. ivi, pp. 235-6. 15 Cfr. a titolo di esempio, sul problema della destalinizzazione la tavola rotonda dal tema “Vent’anni dopo Stalin”, «Rinascita», 30 (1973), n. 8, pp. 15-24 che annoverava, tra gli altri anche le voci di Giuliano Procacci e Giuseppe Boffa. Per un esempio dell’interesse per la storiografia internazionale, cfr. E. J. Hobsbawm, Fase di transizione per gli storici inglesi. Novità e ricerche di moderne metodologie, «Rinascita», 30 (1973), n. 6, pp. 24-5. 69
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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Rotella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: GabrieleTuri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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anni settanta
hobsbawm
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