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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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delle macchine e dei capitali” 11 – o gli studi, tendenti a ricostruzioni di lungo periodo, di Giuliano Procacci 12 . Un punto su tutti era particolarmente messo in risalto dai nuovi studi: le ricerche della storiografia del movimento operaio, a partire dal secondo dopoguerra, pur nella loro eterogeneità, erano sottese da una comune certezza. Che si contrapponessero o meno al rapporto della storiografia del movimento operaio con lo storicismo, che fossero più vicine al Pci o al Psi, confidavano sull’esistenza di una classe e di un movimento operai. Negli anni Settanta del Novecento in Italia la politica e la sua funzione subirono una profonda rimessa in discussione. Per quanto concerne i partiti di sinistra, iniziarono a disfarsi, pur senza risvolti elettorali immediati, le radici di un’identità e ad accentuarsi le questioni sollevate dalla distanza tra una prospettiva ideale e l’urgenza dei problemi del presente 13 . Prendeva avvio quel processo i cui risultati Paolo Favilli ha riassunto laconicamente nel 2000, affermando che “non esiste più la classe operaia in questa fine secolo. Ci sono soltanto gli operai” 14 . La perdita di questa certezza diede luogo, già dagli anni Settanta, ad alcune risposte storiografiche molto discusse nei nuovi studi sulla cultura socialista. Se da una parte si tenne conto notevolmente dell’apertura alle scienze sociali, dall’altra fu analizzato e criticato il lavoro di Stefano Merli 15 . Storici come Tommaso Detti, Franco Andreucci, Gabriele Turi coinvolti, anche se in modo differente, nell’avvio di un nuovo approccio alla cultura socialista, riconobbero a Merli non solo il merito di un lavoro di grande valore, ma soprattutto di aver posto nitidamente alla storiografia del movimento operaio il problema dell’individuazione della nascita della coscienza di classe in Italia. Non giudicarono però che avesse compiuto una ricostruzione 11 G. Manacorda, Formazione e primo sviluppo del Partito socialista in Italia. Il problema storico e i più recenti orientamenti storiografici, in Id., Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi, Roma, Editori Riuniti,1975, p. 169. 12 Per un’idea cfr. G. Procacci, La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX, Roma, Editori Riuniti, 1970. 13 Per un quadro sintetico delle priorità, negli anni Settanta, di una storiografia del movimento operaio che intendeva rinnovarsi e diventare un strumento di maggior divulgazione, per rispondere sia a una semplificazione della politica che al suo allontanamento dalla quotidianità, cfr. M. Salvati, Prefazione, a Ead. (a cura di), Cultura operaia e disciplina industriale, «Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco», vol. VI, 1982, pp. 13-19. Per una lettura generale del rapporto tra italiani, politica, partiti di sinistra cfr. G. Mammarella, L’Italia contemporanea. 1943-1998, Bologna, il Mulino, 1998 4 e M. L. Salvadori, La Sinistra nella storia italiana, Roma-Bari, Laterza, 1999. 14 P. Favilli, Gli storici italiani e le identità di classe: appunti sulle fasi «ideologiche» e sulle fasi «scientifiche», in Id. – M. Tronti (a cura di), Classe operaia. Le identità: storia e prospettiva, Milano, Franco Angeli, 2001, p. 9. 15 Vennero discusse ampiamente le osservazioni di Merli. Il riferimento principale era a S. Merli, Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano 1880-1900, Firenze, La Nuova Italia, 1972. 7
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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Informazioni tesi

Autore: Mauro Rotella
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2003-04
Università: Università degli Studi di Firenze
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Lettere moderne
Relatore: GabrieleTuri
Lingua: Italiano
Num. pagine: 192

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