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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Seconda Internazionale. Una storiografia impostata su una visione teleologica della storia, gradualista o rivoluzionaria che fosse, giudicava il riformismo come colpevole di una ‘sconfitta storica’, finendo per emarginarlo dagli studi o comunque per non approfondirlo. Al contrario, nel contesto degli anni Settanta, di fronte alla perdita di certezze ideologiche, la lettura del riformismo poteva più facilmente essere storicizzata. Anzi diveniva di stringente attualità lo studio di una forma di socialismo e di un partito che erano riusciti a convogliare le masse verso un comune obiettivo, creando, per quanto eclettiche, una cultura e un’ideologia che accomunavano il ricco borghese al più umile dei braccianti; ciò che andava perdendosi negli anni Settanta. Tra i primi spazi ad aprirsi per i nuovi studi sulla cultura socialista furono i convegni su protagonisti del riformismo, quali Anna Kuliscioff e Camillo Prampolini 19 . L’accenno a questi convegni mi permette di precisare un’ulteriore limitazione che ho ritenuto opportuna per la chiarezza di questa rassegna. In generale la rivalutazione del riformismo si prestava a diverse letture, alcune più propriamente storiche, altre sia storiche sia di supporto all’azione politica del Psi a partire dagli anni Settanta. Di queste divergenze, coinvolgendo direttamente modi opposti di concepire lo studio della cultura socialista, si è dato conto nella rassegna. Il problema, nel quale ho scelto di non addentrarmi, è che alcune divergenze politiche erano presenti anche all’interno dei nuovi studi. Se già ai convegni su Kuliscioff e Prampolini convivevano anime diverse, queste si separarono successivamente, tanto da far rimanere come iniziative isolate questi convegni. La questione, genericamente, concerne differenti visioni politiche. Storiograficamente, a grandi linee, questo si tradusse nella scelta tra privilegiare la dimensione collettiva del primo socialismo o l’elaborazione della visione portata avanti da singole figure 20 . Seguire queste divergenze avrebbe significato correre il rischio di passare dalla storia della storiografia alla polemica politica, perdendo di vista quelle che invece furono le svolte macroscopiche che in questa rassegna non potevano esser taciute, dall’apertura ad una storia e una storiografia del movimento operaio internazionali, di cui si è detto, alla rivisitazione del pensiero di Gramsci. Tutti i primi studi sulla cultura socialista di questo nuovo orientamento contenevano un riferimento a Gramsci e alla reinterpretazione dei suoi scritti avviata negli 19 Cfr. Anna Kuliscioff e l’età del riformismo: atti del convegno di Milano, dicembre 1976, Roma, Mondo Operaio/Edizioni Avanti!, 1978; Istituto socialista di Studi Storici (a cura di), Prampolini e il socialismo riformista. Atti del convegno di Reggio Emilia – ottobre 1978, Roma, vol. I, Mondo operaio/Edizioni Avanti!, 1979, vol. II, Istituto socialista di Studi Storici, 1981. 20 Cfr. T. Detti, Il socialismo riformista in Italia, Milano, La Pietra, 1981, pp. 71-2. 9
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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Rotella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Gabriele Turi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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hobsbawm
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