La lingua dei diavoli nell'Inferno dantesco

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XVII sempre acquistando dal lato mancino. 20 Dante sta facendo un percorso: sta acquistando sempre più piena consapevolezza della volontà di Dio che lui veda, ascolti, pianga, inveisca, si purifichi, partecipi, insomma, allo «status peccatorum post mortem», perché possa ʹnotareʹ con le sue «penne» che «di retro al dittator sen vanno strette» (Pg XXIV 58- 59). Il suo non è un volo folle 21 : lo aveva temuto all’inizio («Io non Enëa, io non Paulo sono», If II 32), ma il viaggio lo va rassicurando. In Pg XXVI è ormai consapevole di questo e chiederà egli stesso, ai lussuriosi, di parlargli del loro status «acciò ch’ancor carte ne verghi»: «[…] Quinci sù vo per non esser più cieco; donna è di sopra che m’acquista grazia, 20 If XXVI 100-102, 124-126. E’ significativo che Dante utilizzi la parola «legno» sia in Pd che in If, che crea un legame semantico: in Pd, infatti, è metonimia, in If sineddoche, e sta ad indicare, in entrambi i casi, lo strumento materiale con cui Adamo e Ulisse hanno ʹtrapassato il segnoʹ: la mela e la nave. 21 A proposito del rapporto che intercorre tra la persona di Dante e la figura di Ulisse vd. l’interessante lectura di S. TAGLIAGAMBE, L’organizzazione spaziale della Commedia e il suo significato filosofico, in Contesti della Commedia. Lectura Dantis Fridericiana 2002-2003, a c. di F. Tateo e D. M. Pegorari, Palomar, Bari 2004, pp. 199-254: 238-250, in cui si parla di Ulisse come doppio di Dante, alla base di considerazioni interessanti ai fini della nostra analisi: « […] mentre Ulisse è caratterizzato da una sete di conoscenza che lo spinge a seguire le tracce sia delle strutture segrete del mondo, sia “delli vizi umani e del valore”, Dante, pur manifestando il massimo rispetto per questa aspirazione alla conoscenza che, essendo incondizionata, non tollera nessuna forma di controllo o di limite, neppure di natura etica, è piuttosto interessato alla luce dell’intelligenza e alla cresita del sapere favoriti da un’interrotta ascesa lungo l’asse dei valori morali e dal perfezionamento etico del soggetto coinvolto. “La sete di conoscenza di Ulisse non è invece legata né alla moralità né alla immoralità, ma si trova su un altro piano. Lo stesso Purgatorio è per lui solo un punto bianco sulla carta, e il tentativo di raggiungerlo è un viaggio ispirato dalla sete delle scoperte geografiche. Dante è un pellegrino, Ulisse un esploratore”» (Ivi, pp. 248-249).

Anteprima della Tesi di Valeria Pilone

Anteprima della tesi: La lingua dei diavoli nell'Inferno dantesco, Pagina 11

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Pilone Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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