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La lingua dei diavoli nell'Inferno dantesco

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XIII linguistica delle «diverse lingue»: Dante passerà da un linguaggio solenne e retorico (Caronte, Minosse, i Centauri), ad una lingua completamente degradata e corrispondente alle espressioni in campo realistico e ʹcomicoʹ, che il poeta stesso ha sperimentato nella sua produzione lirica, soprattutto nelle tenzoni poetiche, (i Malebranche, ma già Flegiàs), includendo anche situazioni linguistiche anomale o addirittura inesistenti (Pluto e Nembrot) 13 . Ci è sembrato di vedere forte il legame tra lingua e peccato, nel senso che attraverso la scrittura poetica, la lingua poetica, Dante ci trasmette tutto quanto il senso del peccato e delle pene che sta descrivendo: le «rime aspre e chiocce», ad esempio, di cui parleremo, davvero, al sol leggerle, ci danno il senso dello stridore, dell’orrore, della deformità dell’umano immerso nel vortice del male, il senso 13 Vd. l’interessante saggio, con una precisa analisi filologica, di S. VAZZANA, Il diavolo parla toscano, in «L’Alighieri», XXXII, 1, gennaio-giugno 1991, pp. 51-67, di cui riportiamo qualche passo significativo: «Il primo diavolo a parlare è Caronte, “dimonio” anche lui “con li occhi di bragia” per Dante che fa sua la demonizzazione che il Cristianesimo operò di tutta la mitologia pagana e delle figure degli Inferi in particolare. La dignità che a queste figure-simbolo dell’inferno dantesco viene dall’essere stati personaggi dell’epica latina, impedisce che il linguaggio di Caronte, Minosse, dei centauri etc. attinga la bassezza del comico, che sarà proprio dei diavoli di Malebolge. Tuttavia, pur dentro i limiti di un registro medio-alto, che non permette individuazioni troppo marcate, il linguaggio di Caronte si lascia collocare, senza eccezione di parola alcuna, tutto nell’area toscana. […] Dello stesso tenore linguistico e livello stilistico sono le parole di Minosse […] Altrettanto rapide e perentorie le parole del “galeotto” Flegias – demonio anche lui, anche se iconograficamente meno caratterizzato in senso demoniaco che Caronte e Minosse […] L’apparire, […], dei diavoli della tradizione popolare cristiana sulla porta di Dite, inaugura una più aperta comunicatività dei custodi dell’inferno. Il loro linguaggio si fa più discorsivo ampio e ragionato, ma non scende immediatamente alle soluzioni estreme del comico. […] L’evidenza del parlato toscano scoppia più colorita ed energica nelle parole dei centauri, dove occupa un punto mediano tra le tendenze tragiche dell’alto inferno e quelle assolutamente comiche dei diavoli del basso inferno. […] La comparsa dei diavoli come personaggi più vigorosamente e più a lungo attivi nella bolgia dei barattieri, porta all’estrema utilizzazione dello stile comico-realistico, che fu una peculiarità della poesia toscana tra il ‘200 e il ‘300, e pertanto con esso del parlato toscano, con specifica terminologia lucchese, almeno nella prima parte» (pp. 53-57, 60).

Anteprima della Tesi di Valeria Pilone

Anteprima della tesi: La lingua dei diavoli nell'Inferno dantesco, Pagina 7

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Pilone Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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