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Il contratto di inserimento ed il CFL nel decreto legislativo 276/03

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12 1.3 Il rapporto con l’ordinamento comunitario. L’articolo 2 della legge 30/2003 prevede che l’esercizio della delega debba avvenire nel rispetto degli obiettivi indicati dagli orientamenti annuali dell’Unione Europea in materia di occupazione 22 . Nel punto a) dello stesso articolo, tra i criteri direttivi, risulta la “conformità agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato all’occupazione”. In tale contesto, si coglie immediatamente la distinzione, sotto il profilo giuridico, dei vincoli derivanti dagli orientamenti annuali da quelli in materia di aiuti di Stato. I primi restano quel che sono nell’ordinamento comunitario: obiettivi inseriti nel sistema di soft law 23 , ovvero “di un diritto non vincolante, espresso attraverso indicazioni piuttosto che comandi”. 24 Solo i secondi rivestono la qualifica di “criteri direttivi” e vanno rispettati come tali, anche alla luce dell’incidenza di tali aiuti sui mercati concorrenziali. Gli orientamenti sugli aiuti di Stato all’occupazione non sono più riconducibili alle soft law in quanto sostituiti dal regolamento della Commissione delle Comunità Europee 12 dicembre 2002, n° 2204 25 , concepito in modo piuttosto rigido. È proprio la nozione di lavoratore svantaggiato data da tale regolamento che costituisce, nel D.Lgs. 276/2003, la base per il riconoscimento degli incentivi economici per l’attivazione dei contratti di inserimento. Colpisce l’assenza, nella legge delega, dei vincoli derivanti dalla decisione della Commissione Europea dell’11 maggio 1999 (confermati dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza 310/99 del 7 marzo 2002), ben più incisivi rispetto ai citati orientamenti. L’art. 1 della decisione ha stabilito che gli aiuti illegittimamente concessi dall’Italia (dal 1995) per l’attivazione di contratti di formazione-lavoro sono compatibili con l’ordinamento comunitario a condizione che riguardino la creazione di 22 Gli orientamenti sono stati adottati per gli anni 1998 e 1999 con risoluzioni del Consiglio, rispettivamente Ris. 98/C 30/01 del 15 dicembre 1997 e Ris. 1999/C 69/02 del 22 febbraio 1999. A partire dal 2000, invece, gli orientamenti sono stati approvati tramite decisioni (Dec. 2000/C 150/ E/05 per il 2000; Dec. 2001/63/CE del 19 gennaio 2001 per il 2001; Dec. 2002/177/CE del 18 febbraio 2002 per il 2002). La riforma degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione è stata approvata al Consiglio dell’Unione Europea con decisione del 22 luglio 2003 (2003/578/CE in G.U.U.E. L 197/13 del 5/8/2003). L’attuale struttura prevede tre obiettivi complementari e dieci orientamenti specifici (definiti “priorità d’azione”). I primi sono: “Piena occupazione; “Migliorare la qualità e la produttività sul posto di lavoro”; “Rafforzare la coesione e l’integrazione sociale” e rappresentano gli obiettivi di fondo del Consiglio di Lisbona. Gli orientamenti specifici sono denominati: “ 1. Misure attive e preventive pe le persone disoccupate e inattive”; “2. Creazione di posti di lavoro e imprenditorialità”; “3. Affrontare il cambiamento e promuovere l’adattabilità e la mobilità nel mercato del lavoro”; “4. Promuovere lo sviluppo del capitale umano e l’apprendimento lungo l’arco della vita”; “5. Aumentare la disponibilità di manodopera e promuovere l’invecchiamento attivo”; “6. Parità uomo-donna”; “7. Promuovere l’integrazione delle persone svantaggiate sul mercato del lavoro e combattere la discriminazione nei loro confronti”; “8. Far sì che il lavoro paghi attraverso incentivi finanziari per aumentare l’attrattiva del lavoro”; “9.Trasformare il lavoro nero in occupazione regolare”; “10. Affrontare le disparità regionali in materia di occupazione”. 23 Cfr. L. ZOPPOLI- P. SARACINI, I contratti a contenuto formativo tra “formazione e lavoro” e “inserimento professionale”, p. 23., in I WORKING PAPERS n° 34/2004 – Centro Studi di Diritto del Lavoro Europeo “Massimo D’Antona”– www.lex.unict.it/eurolabor/ricerca . 24 S. SCIARRA, Di fronte all’Europa. Passato e presente del diritto del lavoro”, in I WORKING PAPERS n°19/2003, p. 26 – Centro Studi di Diritto del Lavoro Europeo “Massimo D’Antona”. 25 Pubblicato nella GUUE il 13 dicembre 2002, L. 337/3, il regolamento ha individuato le necessarie condizioni affinché gli aiuti di Stato a favore dell’occupazione risultino compatibili col mercato comune, quindi esonerati dall’obbligo di notifica alla Commissione Europea.
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Il contratto di inserimento ed il CFL nel decreto legislativo 276/03

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Sulis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Piera Loi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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