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Il dibattito sull'informazione nella stampa internazionale dopo l'11 settembre 2001

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2 ancora sa cosa stia succedendo, se quell’aereo sia un velivolo impazzito o in panne. Nessuno sospetta che possa essere stato dirottato. Intanto crescono gli spettatori che stanno seguendo in diretta la cronaca. Sono passati diciotto minuti dall’impatto, quando vedono un bimotore entrare nello schermo da destra, aggirare le due torri e poi piegare verso quella ancora indenne: non lo vediamo sfilare dall’altra parte, e un esplosione che squassa il grattacielo annuncia un secondo terribile schianto. 5 Ma ancora non è finita e dopo pochi minuti gli spettatori televisivi devono assistere alla terza puntata del tragico attacco terroristico vedendo le immagini di Washington, dove un’ala del Pentagono è avvolta dalle fiamme. Poco dopo a New York le due torri crollano su loro stesse. Rivedere gli eventi secondo la loro precisa cronologia porta alla convinzione che gli attacchi siano stati studiati proprio per “centrare anche lo sguardo dell’immenso pubblico della televisione” e che si trattasse quindi di un attacco “costruito per essere visto, per magnetizzare in un attimo l’occhio delle telecamere e per diventare angosciato stupore di massa”. 6 In ambito informativo si è effettivamente verificata una rivoluzione: mai un evento era stato così calcolato nei minimi dettagli proprio per essere mediatico. “Gli attacchi terroristici al cuore degli Stati Uniti l’11 settembre 2001 hanno rappresentato, per la loro inaudita drammaticità e imprevedibilità, un fenomeno comunicativo assolutamente straordinario e, proprio per questo, una sfida di eccezionale rilievo per la teoria e la ricerca scientifica” 7 Si tratta innanzitutto di una catastrofe simbolica, che colpisce al cuore una nazione e i suoi emblemi, volutamente sotto gli occhi di tutto il mondo, che ha assistito allo schianto dell’aereo sulla seconda torre. Ma proprio questa grande visibilità mediatica risulta essere la drammatica innovazione di questo evento: si tratta di un freddo calcolo dei terroristi: Chi ha scaraventato gli aerei contro le Torri e il Pentagono sapeva che ad attenderli c’erano anche gli occhi delle telecamere, e che a nulla o a poco sarebbe servita la distruzione materiale di un pezzo di New York se non si fosse trasformata in uno shock visivo di massa. Chi ha dirottato quegli aerei non lo ha fatto nel cielo di una metropoli, ma nel piccolo schermo della televisione. Ha organizzato, cioè, quell’accadimento proprio perché sapeva che era dotato di un potenziale di negazione simbolica tale da imporsi al sistema dell’informazione e da trasformarsi in una catastrofe vissuta mediaticamente e in un evento in diretta che, colpendo alcuni fondamentali perni simbolici, andava a destrutturate l’ordine stesso del senso. 8 5 Ibidem, pp.194-195. 6 Ibidem , p.195. 7 V. Martino, L’ora zero della comunicazione, in Torri Crollanti , cit., p.35. 8 G.Barlozzetti, L’Evento Puro, cit.. pp.194-219.

Anteprima della Tesi di Elisa Gosti

Anteprima della tesi: Il dibattito sull'informazione nella stampa internazionale dopo l'11 settembre 2001, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Elisa Gosti Contatta »

Composta da 133 pagine.

 

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