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La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace

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11 qualche cambiamento nella volontà di negoziare dei nordvietnamiti. Alla base di questa decisione vi fu la convinzione che in quel momento i danni di natura militare fossero abbastanza limitati e comunque potessero essere compensati da indubbi vantaggi politici. Questo convincimento veniva espresso, per esempio, dall’ambasciatore Harriman 46 . Durante la sua missione diplomatica 47 , l’inviato del presidente aveva rilevato inizialmente uno scetticismo dovuto all’opinione diffusa che la pausa dei bombardamenti e l’offensiva di pace fossero state mirate soltanto a giustificare agli americani un’espansione dell’azione militare, piuttosto che ad una reale aspettativa che si potesse raggiungere un accordo di pace. Questa diffidenza aveva poi lasciato il posto ad un crescente sostegno agli sforzi diplomatici; occorreva, però, ancora del tempo per consolidare questa fiducia ed evitare una disillusione generale: “i semi dell’offensiva di pace sono stati piantati…è troppo presto, tuttavia, per aspettarsi un vero raccolto” 48 . Harriman quindi consigliava che la pausa fosse prolungata fino alla fine delle festività del Tet, il capodanno lunare vietnamita, cioè almeno fino al 23 di gennaio 49 . Di diverso avviso era il generale Earle G. Wheeler, presidente dei JCS, il quale riteneva necessario riprendere i bombardamenti una volta trascorse 48 ore dal ritorno di Shelepin a Mosca da Hanoi; un lasso di tempo durante il quale i sovietici avrebbero avuto tutte le possibilità di comunicare agli Stati Uniti risultati ed eventuali sviluppi della missione 50 . Gli attacchi aerei contro la DRV, sostenevano i JCS, erano un complemento essenziale alle operazioni militari portate avanti nel Sud ed il più efficace mezzo per persuadere il Nord a terminare il proprio supporto all’insurrezione. La pausa però stava provocando, sempre secondo i capi di stato maggiore, dei seri danni a questa strategia a causa dell’aumentato flusso di personale e materiale bellico verso il Sud e della ricostruzione delle linee di comunicazione(LOC) danneggiate. Se il bombardamento non fosse stato ripreso al più presto possibile, i risultati di questa costosa campagna aerea sarebbero andati persi. Inoltre, col passare del tempo, sarebbe diventato sempre più difficile sganciarsi da questa situazione di stallo e protratte negoziazioni in queste circostanze potevano dimostrarsi costose a livello di vite umane così come avvenne in Corea. Faceva riferimento alla guerra di Corea anche il generale Maxwell D. Taylor, consigliere speciale del presidente ed ex ambasciatore a Saigon, quando metteva in guardia dal pericolo di rimanere intrappolati in trattative premature: “avere successo nell’ottenere una conferenza potrebbe rivelarsi un fallimento” 51 . A sostegno della posizione dei JCS era pure il comandante in capo delle forze americane nel Pacifico (CINCPAC), ammiraglio Ulysses S.Grant Sharp jr., il quale sosteneva anche la necessità di una revisione della campagna aerea 52 . La strategia globale, secondo l’analisi di Sharp, era imperniata su tre princìpi-cardine: eliminare gli aiuti che dal Nord arrivavano al Sud attraverso il sentiero di Ho Chi Minh e la zona smilitarizzata; rinforzare la Repubblica del Vietnam(RVN) e fornirla di una stabile economia per liberarla dalle aree oppresse dai vietcong; sconfiggere vietcong e forze del PAVN e distruggere le loro basi aeree nel Sud. Rolling Thunder, iniziata come serie di attacchi di rappresaglia, si proponeva , attraverso la distruzione di obiettivi selezionati e la minaccia di maggiori perdite, di convincere il Vietnam del Nord a cessare l’invio di aiuti al Sud. I comunisti, secondo Sharp, avevano capito che questa strategia, attraverso il pieno sfruttamento della forza aerea, sarebbe stata un’alternativa tecnologica a perdite umane americane; per prevenire questo, avevano posto in essere una vasta campagna di propaganda, affermando che i vietcong potevano infliggere perdite sufficienti nel nemico tali da generare pressioni interne per finire la guerra: “ i comunisti hanno una totale noncuranza dei 46 Harriman a Johnson e Rusk, tel. dell’ 8 gennaio 1966, FRUS,1964-1968,vol. IV, pp. 34-35. 47 Tra il 29 dicembre ed il 7 gennaio, Harriman incontrò i leaders stranieri in Polonia, Jugoslavia, India, Pakistan, Iran, Repubblica Araba Unita, Thailandia e Giappone. 48 Harriman a Johnson e Rusk, tel. dell’ 8 gennaio 1966, FRUS,1964-1968,vol. IV, p. 34. 49 Ivi, pp. 34-35. 50 Promemoria JCS dell’ 8 gennaio 1966, ivi, pp. 35-36. 51 Notes of meeting del 10 gennaio 1966, ivi, p. 39. 52 Sharp a Wheeler, tel. del 12 gennaio, ivi, pp. 47-52.
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La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Loi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Liliana Saiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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