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Maria Occhipinti: una ribelle del Novecento

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I Maria Occhipinti Biografia 3 davanti ad un camion militare carico di giovani rastrellati, con l’intento di facilitarne la fuga. 6 Scoppiò il tumulto. I soldati cominciarono a sparare contro la folla ferendo, tra i tanti, un giovane comunista: la prima vittima dell’insurrezione. Anche il sacrestano, Giovanni Criscione, che si era avvicinato ad un soldato per sedare gli animi, fu barbaramente ucciso da una granata. 7 Questo clima indusse la gente a brandire le armi. Dopo giorni di violenti scontri che si propagarono in tutta la provincia e oltre, la rivolta fu repressa spietatamente con l’arrivo della «Divisione Sabaudia». In seguito, un velo d’oblio calò sui fatti fino alla pubblicazione, nel 1957, del libro Una donna di Ragusa di Maria Occhipinti. Nel frattempo la storiografia ufficiale tacciò quest’insurrezione quale evento di rigurgito fascista e tentativo di separatismo. A tal proposito Laura Barone afferma che la rivolta contro la chiamata alle armi dei militari aventi obblighi di servizio delle classi dal 1914 al 1924 comprese, disposta con circolare del Ministero della Guerra del 23 settembre 1944, non si conciliava con gli schemi creati dalla propaganda ufficiale, e pertanto non poteva che essere di marca fascista, doveva essere fascista e quindi andava condannata e (peggio che condannata) rimossa dalla memoria collettiva. 8 Il moto, per nulla a carattere fascista, era anzitutto una sollevazione antimonarchica ed antimilitarista, che prendeva origine dal profondo malessere della popolazione, spossata dalla guerra e sfiduciata da ogni governo, quindi una lotta contro qualsiasi forma d’ingiustizia, «i giovani gridavano che non erano carne da cannone». 9 La popolazione chiedeva pace, libertà e lavoro. Popolana d’estrazione, la Occhipinti diventa il simbolo della trasformazione sociale in atto nel periodo bellico presso le campagne siciliane, interrogando la sua latente coscienza di ribelle sui quesiti politici e sociali: dall’inferiorità della condizione femminile all’oscurantismo religioso, dal paradosso della guerra, fonte di sopraffazione, 6 «Allora urlai: Lasciateli! E mi stesi supina davanti alle ruote del camion. Mi ucciderete, ma voi non passate. Un soldato fece: Passiamoci sopra, non possiamo infrangere gli ordini. Le donne gridarono: È incinta di cinque mesi, non le fate male per carità! I poliziotti mi rialzarono da terra e cercarono di convincermi a tornare a casa, che i giovani li portavano al distretto e poi li rilasciavano subito. Ma io continuai a protestare e a oppormi col mio corpo nel fango della strada», in Maria Occhipinti, Una donna di Ragusa, cit., p. 88. 7 L’assassinio del sacrestano citato da Maria Occhipinti e da altri testimoni non fu neppure menzionato nel rapporto ufficiale redatto dal commissario Giuffrè e dal prefetto Naitana. 8 Laura Barone, Maria Occhipinti. Storia di una donna libera, Sicilia Punto L, Ragusa, 1984, p. 31. 9 Maria Occhipinti, Una donna di Ragusa, cit., p. 86.
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Maria Occhipinti: una ribelle del Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Ragusa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Rosalba Galvagno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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Parole chiave

anarchica
autobiografia
coscienza civile
letteratura
maria occhipinti
narrativa
non si parte
novecento
ragusa
rivoluzione siciliana

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