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16 Se il presupposto ottoniano fosse valido e se cioè la separazione tra opinione e fatti non fosse solo un’ingenua chimera, un proposito astratto come riteneva Vittorio Gorresio, bensì un imperativo realizzabile e concretamente perseguibile, personaggi alla stregua di Scalfari rappresenterebbero per davvero la negazione del giornalismo, o meglio ancora, l’incarnazione di un genere di giornalismo gridato e schierato, fazioso, teso a farsi sentire, a presenziare, a stigmatizzare, a moralizzare a sostegno di una fazione e a detrimento di un’altra. Saremmo cioè al cospetto di non-giornalisti. Scalfari incarnerebbe, all’interno di questa cornice, un giornalismo di combattimento, militante, organico, predisposto a influenzare il corso degli eventi e non a testimoniarli; quindi un giornalismo falso. Ma l’eterno dilemma descritto da Ottone tra un giornalismo d’opinione e un giornalismo d’informazione non si risolve facilmente a vantaggio del primo e non del secondo nel personaggio di Eugenio Scalfari. In verità il perseguimento dell’obiettivo al “Corriere della Sera”, cioè l’applicazione del principio di giornalismo “freddo” con cui Ottone moraleggia, nella pratica mise a dura prova lui stesso negli anni da direttore di via Solferino; gli causò anzi un’enorme cornucopia di critiche, non escludendo, in alcuni casi, odio personale. Egli, infatti, tentando d’introdurre nel quotidiano milanese il modus operandi di un giornalismo distaccato come quello del compassato e glorioso “Times” londinese, finì per pagarne interamente lo scotto. Il prezzo, come si sa, fu la secessione montanelliana con la fuga di molte firme prestigiose che si rifugiarono nel neonato “Giornale”, prontamente proclamatosi “l’anticorriere”. Scrive, infatti, a tale proposito Nello Ajello nel suo saggio intitolato: “Lezioni di Giornalismo”: “Con Ottone ci si incamminava più verso la popolarità ma lasciando sguarnito il campo delle opinioni e dispiacendo a quegli intellettuali e a quegli stessi giornalisti per i quali l’immagine di un “Corriere” neutrale era un nonsenso o un tradimento. Addirittura per qualcuno di quei giornalisti secessionisti che voltarono le spalle al direttore, l’ideale ottoniano fu solo il frutto di un mero calcolo di bottega, un alibi per restarsene al sicuro nell’infuriare della bufera politica e sociale degli anni Settanta in Italia”.
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pugliese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: nnnnnnnnnn nnnn
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 405

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