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''la Repubblica'' di Eugenio Scalfari

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17 Nel suo libro intitolato “Via Solferino”, Enzo Bettiza, che è notoriamente uno dei critici più aspri della gestione Ottone, scrive: “Negli anni precedenti all’arrivo di Ottone, per tradizione, il “Corriere” non si limitava a registrare i fatti politici: con Albertini e con D’annunzio faceva politica. Non si limitava a descrivere le novità culturali; ma con i suoi scrittori, i suoi critici, i suoi saggisti, contribuiva alla creazione e alla diffusione di una cultura laica, di una letteratura sprovincializzata, di un gusto e di un costume alla pari col resto d’Europa”. Alludendo a Ottone qualche pagina più avanti Bettiza scrive: “Purtroppo, alcuni uomini della mia generazione dovevano diventare i becchini consapevoli di una tradizione che ad essi, forse non diceva più nulla. [...] Quella di Ottone, più che una direzione, doveva diventare una distruzione. Il famoso quarto potere è stato assassinato proprio da uomini come lui”. La spiegazione è che: “Ottone sentenziava che i fatti erano sacri e il commento libero, che l’obiettività era la suprema delle virtù. […] Si mise a teorizzare un giornale come specchio fedele di una società. Piaccia o no, diceva, ci si deve inchinare fedelmente alla lettera dei fatti quali sono, anche perché in essi lievita lo spirito dei tempi. Ma, nella realtà italiana del tempo, che un giornalismo serio avrebbe dovuto contrastare con la critica anziché assecondare con una falsa obiettività, quale significato assumeva questo culto pilatesco dei fatti nudi e crudi? Anzitutto quello di un consenso all’andazzo delle cose. Con un simile atteggiamento di neutralità pseudobritannica di fronte agli eventi, si poteva favorire acriticamente tutto e il contrario di tutto: il comunismo, se gli eventi premevano a sinistra; il fascismo se premevano a destra. Era il caso di domandarsi che tipo di giornalismo avrebbe sposato Ottone se, per ipotesi, fosse stato adulto all’epoca delle adunate oceaniche. Il giornalismo del consenso”. Qualche pagina dopo il bersaglio è finalmente centrato: “Non v’era alcun nesso fra la lezione anglosassone e il giornale di denuncia, quasi scandalistico, che Ottone, con innegabile inventiva, confezionava quotidianamente. Egli, che diceva di credere meno ai commenti che ai fatti, finiva col fare, poi, il giornale più commentato che si fosse mai visto…Il conclamato pragmatismo, la retorica del fatto per il fatto, sfociavano alla fine in una forma di esasperato giornalismo ideologico: la negazione anziché l’imitazione del “Times” ”. Il problema dell’obiettività giornalistica quindi è molto più denso di sfumature di quello che Ottone candidamente sembra ritrarre, tant’è che proprio colui che lo predica con più convincimento tra i giornalisti italiani, nel momento in cui tentò di risolverlo nell’esercizio pratico della professione si ritrovò con davanti seri problemi da affrontare. E se un giornalista come Enzo Bettiza riferendosi alla sua uscita dal “Corriere della Sera” arriva addirittura a scrivere che Ottone:
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''la Repubblica'' di Eugenio Scalfari

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pugliese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Francesco Malgeri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 405

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