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Il nuovo riparto delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni e l'interesse nazionale

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12 pur così configurato l’ interesse nazionale risultava essere vago e non di definizione certa. Il limite dell’interesse nazionale si prestò quale strumento capace di rendere dinamico un assetto costituzionale statico, infatti secondo la Corte “A differenza di tutti gli altri limiti imposti (…) l’interesse nazionale non presenta affatto un contenuto astrattamente predeterminato nè sotto il profilo sostanziale nè sotto quello strutturale. Al contrario, si tratta di un concetto dal contenuto elastico e relativo (omissis) che acquista un significato concreto soltanto in relazione al caso da giudicare, l’interesse nazionale può giustificare interventi del legislatore statale in ordine tanto generale e astratto quanto dettagliato e concreto.” 15 . Se la valenza dell’ interesse nazionale delineata dalla Corte costituzionale dava la possibilità al legislatore statale di intervenire, anche in maniera penetrante, nel diritto regionale, i rapporti tra i due enti si strutturavano anche con il riferimento a dati extra-costituzionali, tra i quali il principio di leale collaborazione. Il principio traeva la sua origine 16 , non essendo di esplicita previsione costituzionale, dall’art. 5 Cost. nella parte in cui garantisce il riconoscimento delle autonomie e il decentramento, ed operava nel senso di necessaria collaborazione fra i due enti. Il principio cooperativo, quindi, si muoveva nella direzione di un limite che imponeva una azione coordinata allo Stato con le Regioni, quando attraverso il ricorso all’ interesse nazionale il legislatore statale si trovava legittimato ad intervenire in ambito locale. Il modello costituzionale originario risultava, così, un modello ibrido caratterizzato da una parte da una netta separazione delle ipotesi in cui lo Stato e le Regioni 15 Sentenza della Corte Costituzionale del 1988 n. 177, in Giurisprudenza Costituzionale, 1988, pag. 623. 16 “Non è previsto dalla Costituzione che designa il modello regionale italiano, ma costituisce, sia pure sulla base di spunti offerti dalla normativa costituzionale, una creazione della giurisprudenza costituzionale, della dottrina e della prassi legislativa ordinaria.”, Così ANZON A., I poteri delle Regioni nella transizione dal modello originario al nuovo assetto costituzionale, Giappichelli Torino, 2003, pag. 135.
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Informazioni tesi

  Autore: Pierluigi Tomassetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Federico Sorrentino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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Parole chiave

concorrente
corte costituzionale
interesse nazionale
leale collaborazione
potere sostitutivo
procedimentalizzazione
stato, regioni
sussidiarietà
titolo v
trasversali

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