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Le misure di salvaguardia ed il libero scambio di beni: il caso Cina.

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15 convenzionali comporti in concreto un onere eccessivamente gravoso per alcuni contraenti. Va quindi ribadito che l’applicazione delle disposizioni in oggetto, se dal punto di vista formale rappresenta rappresenta un’alterazione temporanea del rapporto di corrispettività fra le prestazioni convenute, dal punto di vista sostanziale può contribuire a preservare l’equilibrio tra gli oneri che il trattato pone a carico delle parti. Contemporaneamente è chiaro che le misure di salvaguardia non sono direttamente volte all’eliminazione delle cause delle difficoltà, bensì a limitare provvisoriamente gli effetti negativi della concorrenza esterna, in modo da consentire di migliorare l’efficienza della produzione dei settori in crisi, o, nel caso che le imprese in questione non presentino ragionevoli prospettive di risanamento, di riconvertire la produzione o perlomeno trasferire la forza lavoro e gli investimenti in un settore industriale nel quale vi possa essere una più efficiente utilizzazione. In questo caso un corretto uno delle misure di salvaguardia non si pone in contraddizione con l’obiettivo di favorire un’allocazione ottimale delle risorse, che rappresenta uno degli scopi principali cui tende in genere la liberalizzazione del commercio internazionale, nè, d’altro canto, con la finalità, normalmente presenti negli accordi di materia economica, di consentire un incremento degli scambi commerciali in condizioni di stabilità e di reciproco vantaggio per i partecipanti, se non addirittura di portare ad uno “sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche” degli Stati contraenti.

Anteprima della Tesi di Andrea Portacolone

Anteprima della tesi: Le misure di salvaguardia ed il libero scambio di beni: il caso Cina., Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Portacolone Contatta »

Composta da 217 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.