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Definizione e ruolo della phantasìa nelle opere psicologiche di Aristotele

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3 manifestazioni vitali che, pur distinguendosi dalla sensazione 3 , possono comunque venire spiegate a partire da questa, senza che si debba postulare l’intervento di quel nou'" (“pensiero”, “intelletto”) il cui possesso costituisce la differenza specifica degli esseri umani rispetto a tutti gli altri animali. La fantasiva è infatti definita come un “movimento generato dalla sensazione la facoltà, o addirittura la sola facoltà (p.e. in An. G 3, 428a1-4); lo stesso accade con ai[sqhsi", che talvolta designa to; aijsqhtikovn (la facoltà), altre volte to; aijsqavnesqai (l’atto), altre volte ancora entrambi. I termini utilizzati da Aristotele per indicare le facoltà del vivente sono in origine aggettivi, poi sostantivati: aijsqhtikov"/-hv/-ovn significa anzitutto “relativo alla percezione”, “dotato di percezione”, “percettivo”: da qui si passa a to; aijsqhtikovn (neutro sostantivato), che sarà dunque “ciò che è relativo alla percezione”, “ciò che è dotato di percezione”, “ciò che è percettivo”. D’altra parte l’aggettivo neutro sostantivato può, in greco, designare sia una cosa dotata di una certa proprietà, sia la proprietà stessa di cui è dotata la cosa: quindi to; aijsqhtikovn può denotare sia l’animale (l’entità dotata di percezione), sia quell’aspetto dell’animale che fa sì che di esso si possa dire che è dotato di percezione. È proprio quest’ultima possibilità che Aristotele sfrutta nel creare la terminologia relativa alle facoltà. L’uso originario (aggettivale-predicativo) di simili termini si può ancora cogliere in frasi come questa: h/| ojrektiko;n to; zw'/on, tauvth/ eJautou' kinhtikovn (An. G 10, 433b27-28: “in quanto l’animale è capace di desiderio [o[rexi"], in tanto è capace di muovere se stesso”). 3 Nel rendere la parola greca ai[sqhsi" farò uso di “sensazione” e “percezione” come di due termini del tutto equivalenti. In modo altrettanto indifferente mi servirò di “sentire” e “percepire” nella resa del verbo aijsqavnesqai, e di “sensitivo” e “percettivo” in quella dell’aggettivo aijsqhtikov". Si tratta ovviamente di una soluzione di comodo: in realtà il concetto aristotelico di ai[sqhsi" non coincide integralmente né con il nostro concetto di “sensazione” né con quello di “percezione”. Nota a questo proposito C.H. Kahn: “We are not here concerned with what James calls the perception of ‘things’, something more complex and intellectual than mere sensation. [...] On the other hand, Aristotle’s aisthêsis is not quite the modern notion of sensation. The problem as Aristotle poses it concerns neither the immediate data of consciousness (e.g. what are called ‘sense data’ or ‘raw feels’) nor the perceptions we have of our own body, but, properly speaking, any capacity possessed by living animals for obtaining information concerning the outside world – for entering into contact with, and hence responding to, their food, their enemies, their mates, their offspring. [...] In general, Aristotle thinks of sensation as external and ‘intentional’, as directed towards an object outside the sentient body itself” (1966, 1979, p. 3).
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Definizione e ruolo della phantasìa nelle opere psicologiche di Aristotele

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Feola
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Michela Sassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 328

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