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Tutela della privacy ed attività giornalistica in Italia e Gran Bretagna

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5 invertire la rotta rispetto alla precedente pronuncia, esemplificativo delle intenzione a-rebours della Corte è il contenuto della motivazione della sentenza a metà degli anni sessanta “ di fronte al dissenso di gran parte della dottrina ed agli inconvenienti che derivano da una assoluta esclusione di tutela giurisdizionale del riserbo della vita privata (…) la corte è indotta al riesame della propria giurisprudenza”. Agganciandosi all’articolo 2 della Costituzione, la Corte prosegue evidenziando un diritto assoluto “di libera autodeterminazione nello svolgimento della personalità nei limiti di solidarietà” diritto che verrebbe inequivocabilmente violato “se si divulgano notizie della vita privata le quali, per tale loro natura, debbono ritenersi riservate, a meno che non sussista un consenso anche implicito della persona, o data la natura dell’attività o del fatto divulgato, non sussista un prevalente interesse pubblico di conoscenza che va considerato con riguardo ai menzionati doveri di solidarietà inerenti alla posizione assunta dal soggetto”.(2) Percorso che si conclude nel 1975 con la sentenza n. 2129 che rovescia completamente le tesi sostenute nel 1956 dalla stessa Corte di Cassazione ed afferma l’esistenza nel nostro ordinamento di un marcato diritto alla riservatezza, consistente “nella tutela di quelle situazioni e vicende strettamente personali e familiari, le quali, anche se verificatesi fuori dal domicilio domestico, non hanno per i terzi un interesse socialmente apprezzabile, contro le ingerenze che, sia pure compiute con mezzi leciti, per scopi esclusivamente speculativi e senza offesa per l’onore, la reputazione o il decoro, non siano giustificati da interessi pubblici preminenti” prosegue la Suprema Corte “il diritto stesso non può essere negato ad alcune categorie di persone solo in considerazione della loro notorietà, salvo che un reale interesse sociale all’informazione od altre esigenze pubbliche lo esigano.”. Inoltre aggiunge la Cassazione “E’ illecita la pubblicazione per fine di lucro di un servizio fotografico su aspetti intimi di persona nota, anche se la pubblicazione non rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona stessa, in quanto tale pubblicazione non è giustificata da un effettivo interesse sociale all’informazione, corrispondente ad una sempre maggiore conoscenza della persona nota e che non può identificarsi nella morbosa curiosità che parte del pubblico ha per le vicende piccanti o scandalose svoltesi nella intimità della casa della persona assurta a notorietà. Nei confronti di persone note il diritto di cronaca deve ritenersi (2) Sentenza Corte di Cassazione n.990 del 1963
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Tutela della privacy ed attività giornalistica in Italia e Gran Bretagna

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Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Stazzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli studi di Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Zeno-zencovich
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

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art.21 cost.
d.lgs. 196\2003
dato sanitario
diritto di cronaca
essenzialità informazione
giornalismo
inghilterra
interesse pubblico
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