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Interazione tra il massiccio carbonatico del Gran Sasso d'Italia e le opere in sotterraneo presenti e future

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Introduzione 3 percorrenza, Ł parso necessario realizzare due gallerie sotto il Gran Sasso per evitare strade che lo aggirassero, tortuose e a frequente rischio di interruzione. Dall idea alla realizzazione ultima dell opera Ł passato, come spesso accade in questo nostro paese, piø di un decennio [1] [2]. E il 1967 quando si apre il cantiere: all epoca la sensibi lit per la risorsa acqua era di gran lunga minore rispetto ad oggi, cos all aspetto idrogeologico e ai potenziali danni sulla falda non viene data importanza. L acqua viene vista come un problema da risolvere, convogliandola all esterno, in fase di cant iere. Sicuramente i progettisti avevano previsto di incontrarla, date le caratteristiche della roccia che si apprestavano a perforare, ma difficilmente avevano previsto che la sua pressione arrivasse ad essere di 64 atmosfere. Essa era in realt prevista solo al lato Casale San Nicola, dove erano osservabili a poca distanza dall imbocco sorgenti importanti. Dal lato Assergi, la presenza di sole sorgenti locali , e la lontananza di sbocchi piø importanti, faceva supporre l incontro solo di acqua di percolazione. Il probl ema acqua ha il suo culmine quando viene attraversata la faglia di Valle Fredda, nel 1970. Una faglia non riempita di materiale costituisce una via preferenziale di scorrimento per le acque: quando viene intercettata dagli scavi Ł come se si bucasse un tubo in pressione: l acqua in quel caso fuoriusc ad una portata che sfior i 20.000 l/s e ad una pressi one di 64 atm allagando le gallerie e travolgendo tutto, compresi alcuni operai, che morirono nell incidente. In quell evento riflu nella galleria, ostruendola per centinaia di metri, una grossa quantit di materiale milonitico sciolto: detriti, che, una volta asportati, furono stimati in 36000 m3. Il cantiere fu costretto a fermarsi per due anni, allo scopo di approfondire gli studi e trovare un modo efficace per andare avanti con lo scavo. Furono presi provvedimenti straordinari e innovativi nello scavo di trafori, per la cui descrizione dettagliata si rimanda a [15], una memoria dei lavori realizzata dagli stessi progettisti. Nel 1972 i lavori ripresero e si decise di procedere, dopo aver preconsolidato la faglia, realizzando intorno alla sezione un areola di fori drenanti, del diametro di 4 o 5 centimetri, fino a 200 metri di distanza. Questi fori in realt avevano anche la una funzione di indagine, che fu imposta dal progetto rivisto dopo l evento di Valle Fredda. L acquifero viene cos abbattuto localmente, e quando la pressione dell acqua raggiunge un valore accettabile, si procede oltre. Quest operazione Ł stata ripetuta in successione. Prima di procedere vengono anche realizzati tre sondaggi profondi dal piano campagna, per avere una migliore conoscenza di ci c he ci si sarebbe trovati di fronte, anche per evitare nuovi incidenti. Il sistema drenante allora realizzato Ł ancora presente e attualmente preleva l acqua che va a finire sotto il piano viabile delle gallerie e poi viene condotta nella rete idrica. Uno dei vanti dei progettisti allora fu proprio quello di aver creato una nuova sorgente, anche se la propriet di quest acqua fu oggetto di numerose disput e tra diversi enti. Le quantit di acqua in gioco sono qui enormi: si tratta di un b acino drenante grande quanto una montagna, perlopiu di natura calcarea. In Fig.1.1 si pu vedere come, a confronto con altre importanti gallerie europee, quelle in oggetto abbiano di molto, per ci che riguarda il drenaggio, una situazione piø critica di a ltri trafori. La tecnica di scavo scelta (abbattere localmente l acquifero e scavare) ha avuto come effetto quello di abbattere globalmente l acquifero di circa 600 metri, facendo passare la
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Informazioni tesi

  Autore: Carlo Pretara
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Cristina Jommi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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