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La tutela dell’investitore nei servizi di gestione del risparmio: l’esperienza della bolla speculativa di fine millennio

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11 ossia di una nullità che può essere fatta valere soltanto dall’investitore, escludendo così che l’intermediario possa invocare il vizio di forma per liberarsi dalla sua responsabilità o che questa sia rilevata d’ufficio dal giudice 12 , sostituendo la sua valutazione a quella dell’investitore nella scelta se richiedere o meno la declatoria di invalidità del contratto. La sanzione della nullità pone due ordini di problemi. Il primo riguarda l’efficienza della sanzione in rapporto alla tutela dell’investitore. Atteso che, a seguito della declatoria di nullità, vi è unicamente spazio per la ripetizione dell’indebito 13 oltre al risarcimento del danno ex art. 1338 c.c., non sempre la sanzione è produttiva di effetti apprezzabili nell’interesse dell’investitore. Si tratta dunque di un problema di tutela sostanziale, di opportunità della sanzione. La nullità relativa prevista a favore dell’investitore rimette a quest’ultimo la valutazione di merito, in esito alla quale egli può decidere se avvalersi o non avvalersi dell’azione diretta a privare di effetti il contratto. Il secondo problema attiene ai limiti dei mezzi di prova dei contratti da concludere per iscritto sotto pena di nullità. La nullità relativa consente all’investitore di scegliere tra l’esecuzione integrale del contratto, come se fosse valido, e la declaratoria di invalidità del contratto, privandolo di ogni effetto, come accennato in precedenza. Ma quando la nullità dipende dall’inosservanza della forma scritta, la possibilità del cliente di soddisfare l’interesse alla completa esecuzione del contratto 14 , anche contro la volontà dell’intermediario, è ineffettiva in quanto i limiti che incontra la prova dei contratti per cui sia imposta la forma scritta ad substantiam possono impedire la prova in giudizio dell’esistenza e del contenuto del rapporto. 12 Art. 1421 c.c. 13 Art. 2033 c.c. 14 Senza dunque ricorrere alla declaratoria di invalidità del contratto che ha come conseguenza, qualora il contratto non sia stato eseguito (cioè se l’intermediario non ha gestito la somma affidatagli), la restituzione del capitale e degli accessori al cliente senza che l’altra parte possa chiedere alcunché, mentre qualora l’intermediario abbia gestito il patrimonio, questi risponde del danno indipendentemente dalla prova del contratto.

Anteprima della Tesi di Marco Cosentini

Anteprima della tesi: La tutela dell’investitore nei servizi di gestione del risparmio: l’esperienza della bolla speculativa di fine millennio, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative

Autore: Marco Cosentini Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

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