Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'epurazione nella pubblica amministrazione tra 1943 e 1948

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

7 L’occupazione delle strutture amministrative centrali è quindi una preoccupazione immediata del partito fascista che opera in tal senso attraverso la riforma De Stefani. Coautore della riforma, ma critico e indipendente nell’attività propositiva, era il Gruppo Nazionale di Competenza per le Pubbliche Amministrazioni, “una struttura fascista ma aperta anche ad autorevoli personalità esterne al partito, attiva soprattutto nel corso del 1923” 13 , che porta concretamente tra il ’23 e il ’24 alla istituzione nei ministeri del Segretariato Generale. Quest’ultimo organismo svolge “un elevatissimo compito di carattere politico e costituzionale [...]- si legge nel documento inviato dal Gruppo alla Presidenza del Consiglio nel maggio 1923- [...] perché affidandosi il relativo ufficio a persone benemerite della causa nazionale e del Partito fascista potrà finalmente assicurarsi la penetrazione negli ambienti burocratici dello spirito rinnovatore del Partito e una buona volta distruggersi l’influenza delle vecchie oligarchie amministrative tuttora in essi imperversanti”. 14 Il periodico «Critica Fascista» nel ’23 già elogia i provvedimenti tesi a snellire e rinnovare l’apparato della pubblica amministrazione. La corrente bottaiana vedeva “nella fascistizzazione l’occasione per eliminare drasticamente dagli uffici la «vecchia mentalità burocratica»” 15 epurando gli antifascisti e controllando politicamente le strutture amministrative. Eppure nel ’25 lo stesso «Critica Fascista» suggeriva una soluzione interna al mondo della burocrazia in un corsivo di Alfredo Signoretti 16 che lucidamente poneva l’accento, più che sull’adesione politica formale della burocrazia al regime, sulla sostanziale modernizzazione dei suoi metodi di funzionamento. Alle spinte verso la fascistizzazione (che agiscono, certamente, ma spesso all’esterno del mondo degli uffici) si accompagnano in questa fase più ambigui segnali provenienti dall’interno della corporazione burocratica, generalmente decifrabili alla stregua di una rivendicazione di professionalità: il modello proposto è quello di un 13 Ivi, p. 92. 14 Ivi, p. 93. 15 Ivi, p. 146. 16 A. Signoretti, Controllo della burocrazia e riforme legislative ed istituzionali, in “Critica Fascista”, III (1925), p.220, cit. in: G. Melis., Due modelli di amministrazione , Cit., p. 147.

Anteprima della Tesi di Matteo Minetti

Anteprima della tesi: L'epurazione nella pubblica amministrazione tra 1943 e 1948, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Matteo Minetti Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1486 click dal 15/02/2006.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.