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La crisi del settore calcio: analisi economico-finanziaria delle società professionistiche. Il caso Ancona Calcio.

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18 n. 485 del 20 settembre 1996. Quest’ultimo, a differenza del precedente, non si limitava ad intervenire solo sugli articoli 6, 15 e 16 della legge n. 91/81, ma disciplinava altresì l’aspetto giuridico delle società sportive. Venne abrogato il secondo comma dell’articolo 10 che obbligava i club a reinvestire gli utili realizzati “per il perseguimento esclusivo dell’attività sportiva”. In più, veniva imposto a tutte le società sportive professionistiche, in deroga a quanto previsto dall’articolo 2488 del Codice Civile, l’obbligatorietà di nominare un collegio sindacale per le società sportive costituite in forma di società a responsabilità limitata in ogni caso, anche quando il capitale sociale è inferiore ai 200 milioni di lire. Inoltre, al fine di favorire l’azionariato popolare che all’estero era già praticato, alla fine dell’articolo 10 un nuovo comma disponeva che “non costituisce sollecitazione del pubblico risparmio il collocamento di azioni e di altri valori mobiliari effettuato dalle società sportive professionistiche tra persone fisiche o giuridiche per importi unitari non superiori a dieci milioni di lire”. Ma la riforma riguardò anche l’articolo 12 della legge n. 91/81 che disciplinava i controlli federali sulla gestione. Nella nuova formulazione si eliminò la possibilità per la federazione di chiedere all’autorità giudiziaria la messa in liquidazione delle società sportive, recependo così l’orientamento più diffuso in tema di controlli, riconoscendo alla Federazione sportiva nazionale il potere di compiere la denuncia di cui all’art. 2409 c.c. Il decreto legge n. 485, del 20 settembre 1996, fu convertito dalle Camere in un provvedimento definitivo attraverso la legge n. 586 del 18 novembre 1996: quest’ultima modificò alcuni aspetti della disciplina stabilita in sede di decretazione d’urgenza. In primo luogo, ribadito che il premio di addestramento e formazione tecnica doveva ritenersi esente dall’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, ai sensi dell’art.10 D.P.R. n. 633/1972, il legislatore ha aggiunto che tale premio non concorre alla determinazione del reddito, si fini Irpeg e Ilor, delle società sportive professionistiche o delle associazioni sportive dilettantistiche presso cui il giocatore ha svolto la sua ultima attività giovanile o dilettantistica. Al secondo comma dell’art.10 il legislatore ha poi specificato che “l’atto costitutivo deve prevedere che la società possa svolgere esclusivamente

Anteprima della Tesi di Stefano Rispoli

Anteprima della tesi: La crisi del settore calcio: analisi economico-finanziaria delle società professionistiche. Il caso Ancona Calcio., Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Stefano Rispoli Contatta »

Composta da 373 pagine.

 

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