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Il modello costituzionale del Premierato

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5 un’operazione di questo tipo mancano oggi i presupposti di fatto, in assenza di una <<rottura>> politica ed istituzionale in grado di giustificare la nascita di un nuovo Stato, in rapporto di completa discontinuità con la realtà preesistente. Appare, d’altro canto, sempre più evidente che le vicende istituzionali che si sono succedute in Italia dopo la crisi del 1992, se hanno introdotto forti elementi di novità nel quadro politico, non sono tali da legittimare la nascita di una nuova Repubblica su fondamenti diversi da quelli costituiti attraverso il <<patto costituzionale>> del 1946-47. Su questo piano, la stessa lunghezza del processo di <<transizione>> che si è aperto nel 1992 concorre a dimostrare come le recenti vicende istituzionali italiane si siano sviluppate non sotto il segno della <<discontinuità>> bensì in via incrementale, attraverso adattamenti successivi che hanno condotto ad orientare gli sviluppi della prassi dentro l’originario modello costituzionale, di volta in volta adattato, attraverso letture evolutive, alle nuove esigenze. Dopo tanti tentativi inutili la via più realistica che oggi può essere percorsa resta, dunque, ancora quella di una riforma condotta attraverso l’impiego degli strumenti della revisione costituzionali previsti dagli artt. 138-139 della stessa Costituzione e condizionati al rispetto del nucleo fondante (la forma repubblicana) del disegno tracciato nella Carta del 1948. Questa è stata, del resto, la strada ragionevolmente seguita – dopo il fallimento della terza Bicamerale – con le riforme da ultimo introdotte, mediante le leggi costituzionali nn. 1 e 2 del 1999, in tema di ordinamento regionale e di <<giusto processo>>. Ma non v’è dubbio che per attivare un processo di riforma costituzionale di ampio respiro – ancorché condotto con gli strumenti tradizionali della revisione costituzionale – sia anche molto importante individuare (e graduare) i punti di attacco più appropriati. Molti elementi inducono a ritenere che questi punti di attacco vadano oggi ricercati tanto con riferimento agli equilibri interni del nostro sistema politico quanto con riferimento al rapporto che si va delineando tra il nostro impianto costituzionale e il quadro europeo. Sul primo piano l’obiettivo primario da realizzare investe, ancor prima della riforma costituzionale in senso stretto, la legge elettorale. E’ certo, infatti, che, fino a quando l’attuale situazione pulviscolare del sistema politico italiano resterà immutata, sarà anche impossibile condurre in porto una riforma costituzionale costruita intorno a scelte di largo respiro e di lunga durata. E’ evidente che, in tale situazione questa possibilità verrà sempre bloccata dai veti delle forze minori e da considerazioni di opportunità legate alla politica contingente. Su questo piano l’obiettivo da perseguire passa, dunque, oggi attraverso il completamento della scelta maggioritaria operata nel 1993, che, almeno sinora, non ha dato i
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Il modello costituzionale del Premierato

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Raponi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea Prof. Pisaneschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

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bicameralismo imperfetto
bicameralismo perfetto
bipolarismo incompiuto
cancellierato tedesco
commissione bicamerale d’alema del 1997
commissione bicamerale presieduta da d'alema
commissione bozzi
commissione de mita-iotti
comparazione tra forme di governo
governo italiano dalla costituente ai giorni nostr
legge elettorale maggioritaria
legge elettorale proporzionale
leggi ordinarie
premierato inglese
processo di modifica della forma di governo in ita
rafforzamento poteri premier
riduzione del numero dei parlamentari
riforma del governo nel senso del premierato forte
semipresidenzialismo alla francese
transizione nell'assetto politico-governativo
costituzione
transizione
riforma legge elettorale
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