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"Break bitter furies of complexity": self e anti-self nel teatro di W. B. Yeats

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14 il bene massimo da possedere e divulgare 35 , e «la Natura di per sé non ha niente da suggerire» 36 , avendo «buone intenzioni, naturalmente, ma [che] come disse una volta Aristotele, non sa tradurle in atto» 37 . Si rovescia, insomma, lo stereotipo classico secondo cui l’Arte imiti la Vita, poiché, per Wilde, la Natura non potrà mai gareggiare con la perfezione e l’eleganza dell’artificiale. Il paesaggio naturale verrà sempre guastato da qualche dettaglio inopportuno, stendersi sul prato verde, per godere della bella giornata, sarà sempre impossibile per via del fastidio provocato dagli insetti e dalle umide sporgenze del terreno, e il sole al tramonto potrà solo offrire un Turner di second’ordine, privo di quella naturale (ovvero studiata) grazia che lo rese uno dei pittori prediletti da Ruskin. E dal momento che nella bibbia dell’estetismo Huysmans aveva sostenuto che «la nature a fait son temps», Wilde non teme di sostenere che «l’Arte è la nostra vibrante protesta, il nostro intrepido tentativo di insegnare alla Natura quale sia il suo posto» 38 . Anzi, alla fine del dialogo si afferma esplicitamente che nel caso in cui la natura predisponga uno scenario idoneo, non occorra far altro che «illustrare citazioni di poeti» 39 , essendo questa l’unica azione veramente degna che possa scaturire dalla contemplazione di un variopinto imbrunire. E in The Critic as Artist 40 Wilde contesta il binomio bellezza-verità, ovvero la kalagathia di ispirazione greca e codificazione rinascimentale, giudicando ridicolo e anacronistico l’intento di congiungere estetica ed etica. Ernest e Gilbert, i due personaggi del dialogo, discutono di opere d’arte e del peso che la critica debba rivestire nell’età moderna, riproponendo, quasi fossero su un palcoscenico, le riflessioni di Wilde e quella del pubblico borghese. La maschera che qui lo scrittore indossa è quella del critico orgoglioso di esserlo che, contrario al rango subalterno che secondo la communis opinio dovrebbe essergli affibbiato, riscatta la professione dell’intellettuale e del recensore, individuando in sé, piuttosto, una dose di talento e di maestria maggiore a quella che serva per comporre versi, immaginare storie o cimentarsi in ambito teatrale. 35 Non a caso, Vivian, portavoce delle dottrine wildiane, ha scritto un lungo articolo per perorare la propria causa, dal titolo «La decadenza della menzogna: una protesta». 36 Ibid., p. 1042. 37 Ibid, p. 1029. 38 Ibid., pp. 1029-1030. 39 Ibid., p. 1068. 40 Il Critico come artista, 1890.

Anteprima della Tesi di Marialuigia Sipione

Anteprima della tesi: "Break bitter furies of complexity": self e anti-self nel teatro di W. B. Yeats, Pagina 14

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere

Autore: Marialuigia Sipione Contatta »

Composta da 174 pagine.

 

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