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Comunicare la gratuità. Il caso dell'Opera di San Francesco e del Banco Alimentare

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Capitolo 1 TERZO SETTORE, NON PROFIT, GRATUITÀ Il dibattito terminologico Nel dibattito scientifico internazionale, principalmente anglosassone ma in parte anche continentale, non si è ancora arrivati ad una definizione univoca per quello che riguarda il terzo settore, poiché le molteplici accezioni terminologiche utilizzate generano confusione e disorientamento. Si parla di non profit sector, charitable sector, philantropic sector, informal sector, indipendent sector, voluntary sector, private nongovernmental sector, économie sociale (Colozzi - Bassi 2003). Lo stesso disordine lessicale si ritrova anche nella letteratura specialistica italiana. Le terminologie maggiormente utilizzate nel nostro contesto sono: - terza dimensione (Ardigò 1981), - terzo settore (Bassanini – Ranci 1990; Cesareo 1985), - privato sociale (Donati 1978 – 1993), - terzo sistema (Ruffolo 1985; Borzaga – Lepri 1988), - economia civile (Zamagni 1997). Ciascun termine appena descritto pone semplicemente l’accento su una caratteristica o proprietà specifica, preferendo lasciare in ombra le altre. La scelta di una o dell’altra espressione dipende dall’approccio con il quale si indaga la realtà e che, di volta in volta, può essere economico, politologico o sociologico. Gli studiosi dei primi due campi ritengono che lo sviluppo del terzo settore sia dovuto al fallimento dello Stato o del mercato, cioè di uno dei due poli su cui si basa il welfare state. La posizione più diffusa fra i sociologi, quella della morfogenesi della società civile, vede nella nascita e nell’affermazione del non profit una presa di coscienza e di responsabilizzazione che i mondi vitali e la società civile scelgono per non delegare continuamente le risposte dei propri bisogni a Stato o mercato (Colozzi - Bassi 2003). Da quanto osservato si può dedurre che «non esistono caratteristiche intrinseche al fenomeno studiato tali per cui è possibile individuare una definizione ultima, “definitiva”, ma che ogni definizione (anche la più “scientifica”) è socialmente (cioè politicamente, economicamente, culturalmente, storicamente, ecc.) determinata» (Colozzi – Bassi 2003: 18). 4
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Informazioni tesi

  Autore: Miriam Fusi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giancarlo Rovati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

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