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La relazione tra infermiere e persona malata: il nodo strategico della professione

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9 Questo ci fa capire che il malato concepito dalla medicina tradizionale è “per definizione uno che non può determinare se stesso” 28 e che quindi deve lasciarsi guidare passivamente ed orientare dal medico, il quale si comporta “così come i padri agiscono nei confronti dei figli allo scopo di proteggerli” 29 . Significativo in proposito l’utilizzo del termine paziente 30 , a connotare una figura che “pazientemente” e passivamente attende azioni altrui, come un bambino aspetta le indicazioni e i suggerimenti dei genitori nei momenti di difficoltà, senza fare nulla per partecipare attivamente agli eventi che lo riguardano. Al pari del bambino anche il malato è visto come un individuo che dà preoccupazione per la sua situazione, che ossessiona con le domande che pone circa il suo stato, interrogativi cui in ogni caso non si deve però dare troppa importanza, soprattutto per quello che riguarda le paure e le angosce sottese. In quest’ottica, “il malato che non sa essere paziente diminuisce le sue possibilità di guarire. Obbedire al medico è incominciare a guarire” 31 . Il medico è una specie di guardiano del malato, e si viene a trovare in una posizione di forza legittimata dal proprio stesso ruolo. Tale posizione è accettata dal malato, che viene quasi convertito ai valori del medico, il quale sembra possedere una specie di conoscenza rivelata. Tutto ciò riconferma l’oggettivazione del malato, il suo stato di dipendenza e passività, la sua abdicazione ad ogni autonomia e rispetto per se stesso. I tratti caratterizzanti l’approccio biomedico alla cura, con il relativo ruolo centrale e di potere attribuito al medico, costituiscono i presupposti che inquadrano la figura e l’agire dell’infermiere così come si sono manifestati prevalentemente fino alla svolta più recente. Così, per background storico-culturale e per formazione, all’infermiere è assegnato un ruolo subalterno e senza alcuna autonomia. In particolare egli è percepito dal medico come un suo aiutante, come una specie di complemento alle sue dipendenze, o un esecutore “di cui rivendica sempre più la partecipazione per compiere prescrizioni mediche che egli ordina e che non ha il tempo o l’interesse di fare lui stesso” 32 . Per Van Der Bruggen, questo tipo di rapporto creatosi tra le due professioni ha anche progressivamente allontanato l’infermiere dal letto del malato, 28 Ivi, pag. 131 29 SALA R., op. cit., pag. 53 30 Cfr. BENCI L., op. cit., pag. 425 31 INGROSSO M., op. cit., pag. 130 32 VIAFORA G., Etica infermieristica, Casa Editrice Ambrosiano, Milano, 1993, pag. 57
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La relazione tra infermiere e persona malata: il nodo strategico della professione

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Rusin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Francesco Luchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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