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La relazione tra infermiere e persona malata: il nodo strategico della professione

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10 facendogli assumere ruoli di tipo tecnico e burocratico e rinunciare a quelli propriamente assistenziali e interpersonali 33 . L’infermiere, in questo contesto, riveste dunque i panni della persona che esegue gli ordini del medico, che porta a termine compiti che gli vengono affidati quasi senza chiedersene i motivi o l’utilità, che non guarda alla persona del malato, ma alla malattia dalla quale è colpito, e al codice numerico che gli è stato attribuito. In tal senso, anche l’infermiere finisce col vedere e trattare i malati come “corpi biologici” 34 , instaurando come conseguenza con loro un rapporto superficiale, asettico, oggettivante. D’altra parte, “se il malato non viene considerato un soggetto attivo, ma un oggetto passivo, non c’è bisogno di avere con lui un rapporto che lo prenda in considerazione come un essere totale” 35 . Questo tipo di approccio permette all’infermiere di “trincerarsi dietro l’anonimato di un rapporto più specialistico che umano in modo da deresponsabilizzarsi di fronte alle difficoltà che presenta un rapporto personale con l’individuo che soffre” 36 . Tale “distanza emotiva dai […] pazienti” 37 , preserva l’operatore da un contatto diretto con loro, con le loro storie di persone malate, con i loro problemi, con le loro ansie ed inquietudini. Un contatto estremamente impegnativo e difficoltoso, tanto più per chi non è sorretto da una formazione diretta a promuovere le conoscenze e le competenze necessarie a sostenerlo sia dal punto di vista umano che della relazione d’aiuto. Con l’affermarsi di un simile rapporto superficiale, distaccato e impersonale è facile, come rileva Kanizsa, che “gli operatori sanitari possono arrivare a considerare i malati più come materia di lavoro che come persone” 38 . Dal canto suo, Viafora è spinto ad affermare che il rischio tangibile a cui si va incontro in tale situazione, è quello che l’ospedale diventi una specie di catena di montaggio utilizzata come mezzo per curare malattie e parti anatomiche disfunzionali. L’uomo e la sua esperienza di malato rischiano di essere considerati solo superficialmente dagli operatori sanitari, molto più interessati ad un uomo visto come oggetto di studio 39 . 33 VAN DER BRUGGEN H., op. cit., pag. 127 34 FRESHWATER D., Le abilità di counseling. Percorsi di sviluppo delle competenze relazionali per infermiere ed ostetriche, Mc Graw Hill, Milano, 2004, pag. 89 35 KANIZSA S., L’ascolto del malato, Guerini e Associati, Milano, 1988, pag. 69 36 Ivi, pag. 64 37 FRESHWATER D., op. cit., pag. 89 38 KANIZSA S., op. cit., pag. 40 39 Cfr. VIAFORA G., op. cit., pag. V
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La relazione tra infermiere e persona malata: il nodo strategico della professione

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Rusin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Francesco Luchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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