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Il bullismo adolescenziale. Uno studio condotto nel sulcis iglesiente

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18 considerare gli altri come desiderabili ma irraggiungibili e se stessi come indegni di aiuto e di amore, e/o di una figura d’attaccamento non affidabile e rifiutante con un sé iracondo ed aggressivo. Una relazione d’attaccamento può essere definita dalla presenza di tre caratteristiche chiave: Ricerca di vicinanza ad una figura preferita: di importanza centrale per questa teoria è la nozione che l’attaccamento è riferito ad una figura discriminata (o ad un piccolo gruppo di figure). Bowlby spiegò in origine questo fenomeno con un’analogia col fenomeno dell’imprinting nei primati dove l’attaccamento si sviluppa come risultato di un processo graduale programmato geneticamente e di apprendimento sociale. Il fatto che l’attaccamento sia, per dirla come Bowlby, “monotropico”, cioè che avviene con una singola figura, molto probabilmente con la madre, ha implicazioni profonde per lo sviluppo psicologico e psicopatologico lungo il ciclo della vita. E’, infatti, a causa di questa marcata tendenza al monotropismo che siamo capaci di emozioni profonde, perché avere un attaccamento profondo ad una persona vuol dire averla presa come oggetto su cui terminano le nostre risposte istintuali. Il monotropismo però non è assoluto; gli attaccamenti di un bambino piccolo possono essere meglio pensati come una gerarchia: solitamente, ma non necessariamente, con la madre al vertice, seguita da vicino dal padre, nonni, fratellini ecc.. ma non c’è nulla nella teoria che suggerisca che i padri non possono egualmente diventare principali figure di attaccamento se capita loro di provvedere in gran parte alla cura del bambino. Il bambino che cresce, però, deve imparare che la figura cui egli è attaccato deve essere condivisa con il suo partner sessuale e con gli altri fratellini, il che fa della separazione e della perdita una parte inerente alla dinamica di attaccamento. Per Bowlby il dilemma umano verte sull’importanza centrale di un attaccamento che non può essere condiviso e che col passare del tempo verrà perduto. La capacità di separarsi dalle figure d’attaccamento e di formare nuovi legami rappresenta la sfida evolutiva dell’adolescenza e dei primi anni dell’età adulta. L’effetto “base sicura”: Mary Ainsworth fu la prima ad usare l’espressione “base sicura” per descrivere l’atmosfera creata dalla figura d’attaccamento per la persona che le si lega. L’essenza della base sicura è che essa crea un trampolino per la curiosità e l’esplorazione. Quando il pericolo incombe, ci si aggrappa alle nostre figure d’attaccamento. Una volta passato il pericolo, la loro presenza ci rende possibile lavorare, rilassarci e giocare; ma solo se siamo ben sicuri che le figure d’attaccamento saranno a nostra disposizione se ne avremo ancora bisogno.
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Il bullismo adolescenziale. Uno studio condotto nel sulcis iglesiente

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Informazioni tesi

  Autore: Diana Sotgiu
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Franco Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

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adolescenza
adolescenziali
bullismo
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