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Le Icone Bizantine

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6 I teologi dell'icona hanno chiaramente distinto l'icona dall'idolo, sottolineando che l'icona non pretende affatto di afferrare colui (o colei) che rappresenta: "immagine artificiale", l'icona non è niente della stessa natura del suo modello. Non appartiene all'ordine magico del possesso, ma all'ordine propriamente cristiano della comunione. Non rientra nella categoria del sacramento in cui la materia riceve una forza santificante, ma rimanda alla categoria della relazione, di un incontro interpersonale. Il prototipo, che è divino/umano (Cristo) oppure l'umano deificato (il santo) sfugge ad ogni opacità e separazione. Al contrario si rende presente e accogliente nell'immagine che rappresenta la sua "somiglianza". La presenza iconica è dunque una trasparenza personale, «secondo la somiglianza dell'ipostasi» 7 , cioè della persona allo stesso tempo unica e in comunione. L'icona permette l'incontro degli sguardi (da cui l'importanza della pupilla dell'occhio, [Strana coincidenza: Guillaume Apollinaire nella poesia "Zone" all'inizio della Raccolta Alcools scrive: « Pupilla, Cristo dell'occhio »] proprio come punto della trascendenza) in cui, più che guardare, sono io ad essere guardato. “Sono guardato da uno sguardo di santità, uno sguardo al di là della morte che mi trascina verso questo aldilà. Uno sguardo da risorto che sveglia in me la mia resurrezione e l'immagine di Dio come una chiamata alla libertà e all'amore. L'iscrizione del Nome sull'icona (épigraphé) sottolinea questa relazione con la persona rappresentata”. Così san Teodoro Studita afferma che l'icona di Cristo è Cristo, senza la minima confusione magica: «l'immagine di Cristo secondo la relazione» (Antirrheticus I, 11). L'icona esige dunque un elemento ritrattistico, alcuni "caratteri" concreti che distinguono tale individuo « dagli altri individui della stessa specie » (Antirrheticus III,1,34). La circoscrizione, cioè la possibilità stessa di rappresentare, è « composta di alcune proprietà » (Antirrheticus III 1, 17). Il paradosso tipico della fede cristiana è che Cristo da una parte «ricapitola», racchiude in sé tutta l'umanità, eppure la sua umanità, d'altra parte, sussiste e si lascia vedere « in un individuo preciso » (atomos) (Antirrheticus II, 18). Ecco perché, nelle icone, da una parte il bambino Gesù è rappresentato con una fronte alta, segno della Sapienza, e dall'altra l'ipostasi del Verbo è circoscritta nei tratti individuali di un volto d'uomo. L'arte dell'icona unisce realismo e astrazione per suggerire, con S. Giovanni, l'identità dell' 7 Teodoro Studita, Antirrheticus II, 3,1
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Informazioni tesi

  Autore: Dimitra Balou
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Pittura
  Relatore: Vincenzo Abati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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agiografia
cristo pandocratore
dittici,trittici,polittici
funzioni e tipologia delle icone
iconografia bizantina
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il manierismo delle icone
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l'annunciazione
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