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Welfare Re-Mix considerazioni a sostegno di un dialogo possibile tra bene comune e razionalità limitate

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9 decisore e gestore, diviene pianificatore, chiamato a definire priorità, valutare servizi e politiche, razionalizzare sistemi di offerta e abbattere sprechi. Le prime esperienze di coordinamento sperimentate dalla cosiddetta ‘Legge Turco’ (L.285/97) ricercavano di questo approccio il lato migliore: sostenendo integrazione anche, per la prima volta nelle politiche sociali, sovracomunale; valorizzando la sussidiarietà; dialogando anche con le famiglie, i cittadini, i servizi. In questo contesto, che qualcuno definisce virtuosa alleanza, ma altri preferiscono chiamare privatizzazione strisciante, si colloca la legge 328/00, legge quadro sull’assistenza, che modifica radicalmente l’impostazione che ha caratterizzato gli anni ‘80 e ‘90. ‘Alla gestione ed all’offerta dei servizi – scrive la legge - provvedono soggetti pubblici nonché, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati’ 1 . I soggetti del terzo settore, quindi, non sono più né meri prestatori d’opera, né erogatori di servizi, ma si qualificano come componenti attive del processo di sviluppo delle politiche di welfare. Questo, almeno, è il dettato legislativo. Perché un cambiamento così profondo si attui molti e diversificati sono però i passaggi che si devono compiere, e oggetto di questo elaborato sono proprio le diverse declinazioni, gli ostacoli ed i successi, i nodi attorno a cui questo cambiamento si va ora dipanando. Secondo un’efficace chiave di lettura proposta da Luca Fazzi (Fazzi 1998), un sistema di welfare mix può evolvere secondo tre prospettive, che in Italia abbiamo anche in parte già sperimentato e che aprono scenari radicalmente diversi tra loro. Un primo frame è quello che Fazzi definisce ‘politico’ connotato da relazioni di scambio politico tra enti pubblici e terzo settore. La strumentalità implicita in questo scenario si basa sull’assunto che nessuna delle parti cerchi l’altra nella convinzione che il proprio contributo sia strutturalmente insufficiente e si renda quindi necessaria una collaborazione. Le parti, al contrario, si relazionano in un gioco a somma zero in cui ciascuno degli attori mira a massimizzare i propri obiettivi. Paradossalmente, per altro, il terzo settore che pare aver trovato grande vantaggio in questa situazione si trova penalizzato nello svolgere il proprio ruolo specifico. Laddove, infatti, le coordinate del potere sono nettamente afferenti al solo ente pubblico che determina i fini dell’intervento, il no profit si trova di fatto ad attuare logiche e modalità di azione che lo includono nell’ordinamento statale. La percezione crescente che questa prospettiva associ disfunzioni sostanziali sia sul piano dell’efficacia che dell’efficienza, ha fatto emergere negli ultimi anni da più parti la domanda di un riordino di questo rapporto, e si sono delineate due vie da seguire. 1 L. 328/00 art 1 c.5 L. 328/00
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Paini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Pianificazione del Territorio
  Corso: Master in Social Planning
  Relatore: Franca Olivetti Manoukian
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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Parole chiave

co-costruzione
ente locale
legge 328/00
mercati sociali
partecipazione
politiche sociali
social planning
terzo settore
uffici di piano
welfare
welfare enti locali

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